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AI, creatività e fiducia nel brand. Come si ridisegna il marketing? Ecco cosa dicono i dati!

AI, creatività e fiducia nel brand. Come si ridisegna il marketing? Ecco cosa dicono i dati!
  • PublishedGiugno 24, 2025

I dati e le statistiche ci possono raccontare molte cose, ci portano a riflettere, ci aiutano a prendere delle decisioni. Leggendo correttamente i dati possiamo identificare eventuali dilemmi, inversioni di tendenza, campanelli d’allarme, ma anche delle opportunità non ancora colte.

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Facciamo il punto sulla situazione attuale e vediamo come l’intelligenza artificiale si sta unendo alla creatività, e in che modo insieme queste possono conquistare o meno la fiducia dei consumatori.

1. L’equilibrio tra AI e creatività non è ancora stato trovato

Secondo i dati di Optimazely, un terzo dei marketer non è ancora riuscito a trovare un punto di equilibrio tra automazione e sensibilità creativa. Il dato – 30% – non sorprende chi lavora nel settore: l’ingresso dell’intelligenza artificiale generativa nei flussi operativi quotidiani ha accelerato la produzione di contenuti, ma ha anche introdotto nuove difficoltà e ostacoli.

La questione non è più “se” usare l’AI, ma “come” integrarla senza compromettere la riconoscibilità del brand e il suo tono di voce.

Molti marketer stanno spingendo sull’uso dell’IA principalmente nel campo dell’automazione delle campagne stagionali. Ad esempio: il 78% afferma di voler aumentare l’uso dell’AI per campagne legate a festività e promozioni ricorrenti.

Tuttavia, emergono due fattori critici: il 24% ammette che le decisioni automatizzate mancano spesso di una supervisione umana, e il 16% lamenta una scarsa aderenza dei contenuti creati al tone of voice del brand. E quando la coerenza narrativa viene meno, l’efficienza non basta a compensare la mancanza di creatività e di un corretto tono di voce.

2. I consumatori non vogliono contenuti impersonali, anche se pertinenti

C’è una linea sottile tra rilevanza e freddezza, infatti il 57% dei consumatori percepisce i contenuti generati da AI come ripetitivi e impersonali, mentre il 56% ritiene che i brand si stiano affidando troppo del proprio dialogo alla macchina, perdendo in “umanità”. Eppure, il 46% è disposto ad accettare contenuti generati dall’IA se realmente personalizzati e “umanizzati”.

Il paradosso si concretizza con una sempre maggiore richiesta di personalizzazione (altissima, e lo conferma l’84% dei marketer), e al contempo un uso sempre più ampio dell’IA che non mantiene questa promessa se l’IA viene impiegata come scorciatoia anziché come strumento guidato.

L’impressione è che il consumatore riesca a “sentire” l’origine del contenuto. E quando la voce che parla non sembra più quella del brand, la relazione con il consumatore ne risente. Ecco perché va bene usare l’IA ma solo in una chiave creativa che non dimentichi la voce del marchio.

3. LinkedIn resta il punto fermo del B2B, ma va usato con intelligenza strategica

Nel panorama del marketing B2B, LinkedIn continua a rafforzare il suo ruolo: il 53% dei professionisti del settore lo utilizza per identificare potenziali clienti e raccogliere dati di contatto.

Oltre ad essere uno spazio di networking, oggi LinkedIn è diventato sempre più un canale commerciale vero e proprio. Il traffico è costante – due utenti su cinque vi accedono quotidianamente – e il momento clou di consultazione della piattaforma è durante i giorni infrasettimanali da martedì a giovedì.

Inoltre, l’85% dei marketer B2B considera LinkedIn più utile di piattaforme come Facebook e YouTube, e questo è dovuto sicuramente ad una maturazione nell’impiego di questo canale di comunicazione.

Tuttavia, l’efficacia dell’uso di LinkedIn non è assicurata: il rischio è quello di riproporre meccaniche da “push marketing” in un contesto che invece premia contenuti di valore, la costruzione di autorevolezza e la creazione di un dialogo continuativo.

4. L’AI nel marketing: adozione massiccia e impatto reale, ma senza strategia resta inefficace

Quest’anno quasi nove marketer su dieci (88 %) dichiarano di usare strumenti di AI ogni giorno: generano testi, analizzano dati, ottimizzano contenuti e risparmiano tempo prezioso.

Questa spinta ha un valore economico concreto: il mercato dell’AI applicata al marketing vale circa 47 miliardi di dollari nel 2025 e crescerà con un CAGR del 36 % fino al 2028.

Tuttavia, il vero divario si gioca sull’intenzione strategica: il 75 % dei team marketing non ha una roadmap per l’integrazione dell’AI nei prossimi 1‑2 anni e il 63 % è privo di policy chiare da perseguire sull’uso dell’AI, senza linee guida etiche o di governance interne.

Il risultato? L’AI da sola porta efficienza, ma senza una governance strutturata il rischio è sprecare risorse. Le aziende che invece definiscono policy, roadmap e formazione riusciranno a integrare più facilmente l’IA nelle procedure aziendali, trasformando la tecnologia in una leva concreta per il loro business.

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Written By
Silvia Faenza

Copywriter e web content editor dal 2016. Mi occupo della gestione e realizzazione di contenuti per il web, blog e magazine cartacei. Scrivo principalmente di marketing, comunicazione aziendale, economia e finanza. Laureanda in Strategie della comunicazione pubblica e politica, ho una passione per i libri gialli, i manga e naturalmente per la scrittura!