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L’illusione della competenza: quando l’esperienza diventa un pericolo

L’illusione della competenza: quando l’esperienza diventa un pericolo
  • PublishedGiugno 16, 2026

Negli ultimi anni la cronaca ha registrato un fenomeno che merita una riflessione approfondita. Non sono i principianti, i novellini del mare o della montagna, a finire nelle statistiche degli incidenti più gravi. Sono gli esperti. Subacquei con anni di immersioni alle spalle, istruttori qualificati, alpinisti che conoscono ogni sentiero a memoria. Persone con patentini, brevetti e riconoscimenti che dovrebbero garantire sicurezza, e che invece muoiono proprio dove un principiante, forse, si sarebbe fermato prima.

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Anni fa ad un evento 4humans divisi il palco con la dottoressa Fabiola Sacramati. Spiegò i principali tipi di bias in modo così profondo e coinvolgente che ne fui folgorato. Da allora non posso fare a meno di ritrovare riferimenti tra quanto fa la gente più o meno comune con i dettami della scienza della mente.

Il bias dell’overconfidence: la trappola psicologica degli esperti

La psicologia cognitiva ha un nome per questo fenomeno: bias da overconfidence, l’eccesso di fiducia nelle proprie capacità. Si tratta di una distorsione cognitiva ben documentata, secondo cui l’esperienza accumulata genera una sicurezza che spesso supera la reale competenza nel gestire situazioni impreviste. Un sub esperto con centinaia di immersioni alle spalle tende a sottovalutare i rischi proprio perché ha affrontato mille volte condizioni simili senza conseguenze. La ripetizione genera automatismi, e gli automatismi, in ambienti ostili come il mare profondo o la montagna innevata, possono trasformarsi in trappole mortali.

L’esperto smette di fare le verifiche di base. Non controlla due volte l’attrezzatura, non rilegge il bollettino meteo con la stessa attenzione di un tempo, non chiede conferma ai compagni. La routine diventa fiducia cieca, e la fiducia cieca diventa il primo passo verso l’incidente.

Montagna e immersioni: due ambienti, lo stesso meccanismo mentale

In montagna, il fenomeno è ancora più evidente. Gli istruttori di alpinismo e le guide alpine con decenni di esperienza spesso muoiono su percorsi che hanno affrontato centinaia di volte. La familiarità con il territorio genera quello che gli psicologi chiamano “normalizzazione del rischio“: un pendio che in condizioni normali sarebbe valutato come pericoloso viene percepito come gestibile, semplicemente perché “ci sono già passato altre volte senza problemi”.

Lo stesso accade nelle immersioni subacquee. Un sub con esperienza può decidere di scendere oltre i limiti previsti dal proprio brevetto, di immergersi senza un compagno, o di ignorare segnali di stanchezza che un principiante, più cauto e più attento alle proprie sensazioni, non ignorerebbe. Paradossalmente, è proprio la competenza tecnica elevata a creare lo spazio mentale per assumere rischi maggiori.

Il ruolo della pressione sociale e dell’identità professionale

Un altro elemento cruciale riguarda l’identità professionale. Chi ha costruito la propria reputazione come istruttore, guida o esperto riconosciuto del settore, si trova spesso in una posizione delicata: ammettere un dubbio, un timore, una incertezza davanti a clienti o allievi può essere percepito come un segnale di debolezza professionale. Questo crea una pressione implicita a procedere comunque, anche quando le condizioni suggerirebbero di fermarsi.

I principianti, al contrario, non hanno nulla da dimostrare. Hanno paura, e la paura, in questo contesto, è una risorsa preziosa. Li porta a essere prudenti, a chiedere consigli, a rinunciare quando qualcosa non sembra giusto. È un meccanismo di protezione naturale che l’esperienza, paradossalmente, tende a erodere.

Come riconoscere e contrastare l’eccesso di sicurezza

Esistono strategie concrete per contrastare questo fenomeno, sia nel mondo della subacquea che in quello della montagna. La prima riguarda la formazione continua: anche gli istruttori esperti dovrebbero sottoporsi periodicamente a verifiche, simulazioni e aggiornamenti, non solo per acquisire nuove competenze, ma per ricordare a sé stessi i limiti della propria preparazione.

La seconda strategia riguarda le procedure standardizzate. I controlli pre-immersione, le checklist di sicurezza, le valutazioni del rischio prima di una salita non dovrebbero mai diventare opzionali, indipendentemente dal livello di esperienza. Anzi, proprio gli esperti dovrebbero essere i primi a darne l’esempio, per coerenza e per responsabilità verso chi li osserva e li imita.

La terza strategia è culturale e riguarda il modo in cui la comunità degli appassionati di montagna e di immersioni percepisce la prudenza. Rinunciare a una immersione o a una salita per condizioni non ideali non dovrebbe essere visto come un fallimento, ma come un segno di maturità e di vera competenza.

L’esperienza non è immunità

In questi ultimi due decenni ho accompagnato imprenditori illuminati, coraggiosi con una forte propensione al rischio. Come essere imprenditori se non coesiste il rischio con la regola dei numeri?

Il messaggio che emerge da questa analisi è chiaro e, per certi versi, scomodo. L’esperienza non garantisce immunità dal rischio. Al contrario, se non accompagnata da una costante consapevolezza dei propri limiti, può diventare essa stessa un fattore di pericolo. Gli esperti subacquei e gli istruttori di montagna che muoiono non sono vittime della sfortuna, ma spesso di un meccanismo psicologico ben conosciuto e, soprattutto, prevenibile.

Riconoscere il bias da overconfidence è il primo passo per costruire una cultura della sicurezza che non si basi solo sui patentini e sui brevetti, ma su un atteggiamento mentale fatto di umiltà, ascolto e rispetto costante per l’ambiente naturale, qualunque sia il livello di esperienza raggiunto.

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Written By
Marco Biagi

Marco Biagi, DG di Sanifika azienda leader nel settore della qualità dell'aria e dell'acqua, è esperto nella crescita e sviluppo delle aziende con particolare attenzione alle risorse umane. Ha collaborato con importanti aziende italiane come consulente per la formazione delle forze vendite e il miglioramento dell’armonia aziendale. Autore del libro “Appunti di un commesso viaggiatore”, contribuisce a diverse testate nazionali con articoli settimanali.