Editoriale

Google non è più solo un motore di ricerca.

Google non è più solo un motore di ricerca.
  • PublishedLuglio 25, 2026

Il tramonto silenzioso del click

Per decenni Google ha rappresentato la porta d’ingresso del web. Negli anni ’90 e nei primi 2000 il panorama era affollato: AltaVista, Yahoo, Virgilio e altri portali si contendevano gli utenti. Google si è imposto proprio grazie alla sua capacità di indirizzare il traffico verso i siti più pertinenti, restando quasi invisibile: cercavi, cliccavi, uscivi da Google ed entravi nel sito che aveva la risposta.

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Oggi qualcosa si è rotto in quel meccanismo. Con l’arrivo di strumenti come Gemini, ChatGPT, Perplexity e altri motori basati sull’intelligenza artificiale, il modo in cui le persone cercano informazioni è cambiato radicalmente. E Google, per non perdere terreno, ha risposto integrando la propria IA direttamente nei risultati di ricerca.

Da ponte verso il web a destinazione finale

Il cambiamento sembra piccolo ma è epocale. Prima, digitando una domanda su Google, si otteneva un elenco di link: pagine sponsorizzate in cima, poi risultati organici selezionati in base alla loro autorevolezza. L’utente sceglieva, entrava nel sito, leggeva l’articolo per intero magari scorrendo tra pubblicità e paragrafi introduttivi fino a trovare l’informazione cercata.

Prendiamo un esempio concreto: cercare le istruzioni per cambiare il toner di una stampante. Fino a poco tempo fa questa ricerca apriva un ventaglio di pagine, decine di siti diversi tra cui scegliere. Oggi, con la ricerca potenziata dall’IA, la risposta arriva direttamente nella pagina dei risultati, sintetizzata, chiara, immediata. Non serve più cliccare su nulla.

Questo significa che l’utente resta più a lungo su Google invece di essere reindirizzato altrove. Un vantaggio evidente per la piattaforma, che trattiene l’attenzione e, con essa, il valore pubblicitario e i dati di navigazione. Ma è un vantaggio che si costruisce a scapito di chi quei contenuti li ha creati.

Altro aspetto da non trascurare la natura del prompt che cambia. L’utente fa sempre domande più precise. Chiede “IL” ristorante che cucina in un tal modo, in un certo quartiere della città, ad un costo preciso con orari precisi. Chiede “UN” nome, non 50 nomi. Prima google ti dava 30 pagine tra cui scegliere. Oggi ad una domanda cosi l’AI ti da un nome. Il migliore a suo avviso che ha saputo descrivere meglio se stesso e che corrisponde aa quanto chiedi.

Il costo nascosto per chi produce contenuti

Il meccanismo dell’IA generativa applicata alla ricerca funziona leggendo e sintetizzando i contenuti pubblicati da altri: blog, siti aziendali, testate giornalistiche, forum specializzati. Il risultato è una risposta “preconfezionata” che soddisfa la curiosità dell’utente senza che questo debba mai visitare la fonte originale.

Le conseguenze pratiche sono già misurabili: cala il numero di visite ai siti, calano le impression pubblicitarie, cala la possibilità per chi scrive contenuti di monetizzare il proprio lavoro attraverso il traffico organico. È un paradosso amaro: l’informazione continua a essere prodotta da persone e aziende, ma il valore generato da quella produzione viene in gran parte assorbito da chi la rielabora attraverso l’intelligenza artificiale,.

Chi negli anni ha investito tempo, competenze e risorse per costruire un sito autorevole, pensiamo a piccole imprese, blogger specializzati, testate di nicchia, oggi si trova a fare i conti con un traffico in calo, spesso senza una spiegazione immediata del perché. Il rischio concreto è che, venendo meno l’incentivo economico legato alle visite, molti smettano di produrre contenuti di qualità. Se scrivere una guida approfondita non porta più lettori, perché continuare a farlo?

Un equilibrio ancora tutto da trovare

Non si tratta di demonizzare la tecnologia. L’intelligenza artificiale applicata alla ricerca offre indubbi vantaggi: risposte più rapide, meno tempo perso a scorrere pagine irrilevanti, un’esperienza d’uso più fluida per l’utente finale. Il problema non è lo strumento in sé, ma il modello economico che ci sta dietro e che, per ora, non prevede un ritorno adeguato per chi genera l’informazione originale.

Alcune piattaforme stanno iniziando a discutere di accordi di licenza con gli editori, di sistemi di remunerazione per i contenuti utilizzati dai modelli di IA, di citazioni più visibili delle fonti. Ma si tratta ancora di sperimentazioni parziali, lontane da una soluzione strutturale e diffusa.

Nel frattempo, chi produce contenuti online dovrà probabilmente ripensare la propria strategia: puntare su informazioni difficilmente sintetizzabili in poche righe, costruire una relazione diretta con il proprio pubblico attraverso newsletter o community, differenziare i canali di distribuzione invece di dipendere esclusivamente dal traffico dei motori di ricerca.

Una transizione che riguarda tutti

Quello che sta accadendo con Google e l’intelligenza artificiale non è un fenomeno isolato: è il segno di una trasformazione più ampia nel modo in cui accediamo, produciamo e valorizziamo l’informazione online. Per l’utente comune, i benefici immediati sono evidenti: risposte rapide, meno tempo perso, maggiore comodità.

Ma dietro ogni risposta generata dall’intelligenza artificiale c’è un lavoro umano che l’ha resa possibile: articoli scritti, guide realizzate, esperienze condivise. Se questo lavoro smette di essere sostenibile economicamente, a farne le spese sarà la qualità stessa dell’informazione disponibile in futuro.

La sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: trovare un equilibrio tra l’efficienza promessa dalle nuove tecnologie e la sopravvivenza di chi, con fatica e competenza, continua a produrre i contenuti che rendono possibile tutto questo. Senza quell’equilibrio, il rischio è che il web perda progressivamente la varietà e la ricchezza che lo hanno reso, per decenni, uno strumento straordinario di conoscenza condivisa.

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Written By
Marco Biagi

Marco Biagi, DG di Sanifika azienda leader nel settore della qualità dell'aria e dell'acqua, è esperto nella crescita e sviluppo delle aziende con particolare attenzione alle risorse umane. Ha collaborato con importanti aziende italiane come consulente per la formazione delle forze vendite e il miglioramento dell’armonia aziendale. Autore del libro “Appunti di un commesso viaggiatore”, contribuisce a diverse testate nazionali con articoli settimanali.