Finanza

“Tenete contanti in casa”: la BCE e il ritorno della carta moneta come “assicurazione” in tempo di crisi

“Tenete contanti in casa”: la BCE e il ritorno della carta moneta come “assicurazione” in tempo di crisi
  • PublishedSettembre 30, 2025

Di recente, diversi media in Italia e in Europa hanno rilanciato una notizia che ha attirato attenzione e scetticismo: la BCE avrebbe suggerito che ogni cittadino debba avere in casa almeno 70 euro in contanti, come riserva per far fronte a emergenze. Alcuni articoli parlano di una “raccomandazione” della banca centrale, altri la presentano come un vero e proprio obbligo morale. Ma cosa dice effettivamente la BCE? È davvero valida e credibile questa indicazione? E quali implicazioni ha per il ruolo futuro del contante?

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Nelle righe che seguono voglio esplorare:

  • il contesto reale di questa raccomandazione (esiste davvero? e in che termini)
  • le ragioni che la BCE e altri attori adducono a favore del contante in situazioni di crisi
  • gli scenari più critici (guerra, blackout, attacchi informatici) in cui il contante potrebbe tornare utile
  • le critiche e i rischi legati alla difesa del contante come strumento centrale
  • un confronto imparziale con la visione secondo cui il contante debba essere progressivamente eliminato

La realtà dietro la notizia: cosa ha detto (e non detto) la BCE

È vero che la BCE ha recentemente pubblicato un articolo intitolato “Keep calm and carry cash” nel suo bollettino economico, in cui viene analizzato il ruolo del contante nelle crisi sistemiche.

In tale studio, gli autori — Francesca Faella e Alejandro Zamora-Pérez — mostrano come, in diversi episodi (pandemia, guerra, blackout, crisi del debito), la domanda pubblica di contante abbia registrato impennate significative.

Il documento invita le autorità nazionali e gli operatori finanziari a garantire che l’accesso al contante rimanga robusto in condizioni estreme. È inoltre citato come esempio che in Paesi come Olanda, Austria e Finlandia viene consigliato che le famiglie mantengano una riserva di 70-100 euro per persona, sufficienti per “coprire i bisogni essenziali per circa 72 ore” (cioè tre giorni) in caso di interruzione dei sistemi digitali.

Tuttavia, è importante precisare cosa non dice la BCE:

  • Non si tratta di un obbligo normativo per i cittadini: non è legge né regolamento che impone di tenere contanti in casa.
  • Il documento non fissa una cifra vincolante, ma offre un’analisi con raccomandazioni e scenari.
  • Il suggerimento “70-100 euro” viene attribuito come standard visto in alcuni Paesi, non come diktat universale.
  • La BCE riconosce che l’uso quotidiano del contante sta diminuendo, e che il contante oggi ha una funzione più “assicurativa” che operativa.
    Quindi, l’affermazione “la BCE ha raccomandato ad ogni cittadino almeno 70 euro in casa” è una semplificazione sensazionalistica, ma ha una base reale: è una possibile interpretazione delle raccomandazioni contenute nel documento “Keep calm and carry cash”.

Il valore del contante in momenti estremi

Perché un’organizzazione come la BCE investe tempo e risorse nell’analisi della domanda di contante? E perché suggerire che cittadini e istituzioni considerino riserve di moneta fisica? Le argomentazioni a favore si possono suddividere in alcune direttrici fondamentali:

1. Tangibilità, modalità offline e resilienza

Il contante è un mezzo di pagamento “offline”: non richiede energia elettrica, connessione a reti, infrastrutture digitali. In scenari di blackout, guasto di sistemi informatici o attacchi cibernetici, carte, POS e trasferimenti digitali potrebbero non funzionare. In quei momenti, la carta moneta rimane accessibile.

2. Domanda spasmodica nei momenti di crisi

I dati mostrano che nelle crisi importanti il pubblico tende ad “accumulare” contante. Ad esempio, durante la pandemia, l’emissione netta di banconote nell’Eurozona crebbe – nei due anni – di circa 140 miliardi, nonostante un uso quotidiano del contante ridotto.

Analogamente, nel blackout iberico del 2025 le transazioni digitali furono inutilizzabili per ore: chi aveva contanti poté continuare ad acquistare beni essenziali.

3. Prestare fiducia e stabilità psicologica

Possedere contanti in casa dà un senso di sicurezza: “se tutto va a pezzi, ho qualcosa di valore immediatamente utilizzabile”. Questa funzione psicologica è spesso sottovalutata, ma emerge nei momenti di panico collettivo. Il report della BCE parla esplicitamente di “conforto e controllo” che la liquidità tangibile può generare.

4. Resilienza sistemica e funzione pubblica

Il documento sostiene che non è solo un vantaggio individuale: se molti cittadini dispongono di contanti, il sistema è meno vulnerabile a un collasso dei pagamenti digitali. In altre parole, contante ben distribuito può costituire un “ammortizzatore” del sistema stesso.

In sintesi, la BCE considera il contante come una sorta di “ruota di scorta” del sistema dei pagamenti — non per l’uso quotidiano primario, ma per crisi impreviste.

Scenari drammatici: guerra, blackout, attacchi e collassi digitali

Facciamo un salto nei contesti peggiori possibili per vedere come il contante potrebbe essere decisivo:

  • Guerra o conflitto esteso: interruzioni delle reti energetiche, blocco delle telecomunicazioni, restrizioni sull’accesso alle banche. In queste condizioni, l’uso di sistemi digitali può risultare impossibile.
  • Blackout massivi: come è capitato nella Penisola Iberica nell’aprile 2025, dove gran parte del territorio rimase privo di energia e le reti digitali collassarono. In quell’occasione, il contante si dimostrò uno strumento vitale per continuare gli scambi locali.
  • Cyber attacchi su scala nazionale: se server bancari, reti di pagamento o infrastrutture critiche vengono compromessi, il sistema digitale potrebbe subire interruzioni estese.
  • Crisi sistemiche finanziarie o panico bancario: se la fiducia nel sistema bancario vacilla, le banche centrali e il sistema del credito potrebbero essere paralizzati per giorni, rendendo il contante un’ancora concreta.
  • Pandemie, epurazioni sanitarie o disastri naturali: quando spostamenti, reti e logistica vengono messi sotto stress, il contante supera le barriere infrastrutturali digitali.

In tutti questi scenari, avere in casa una somma liquida, facilmente spendibile e universalmente accettata, può fare la differenza tra sopravvivere e trovarsi senza mezzi.

Le critiche e i rischi della “difesa del contante”

Ma moriremo tutti di cash? Ci sono diverse ragioni per cui l’idea di puntare fortemente sul contante non è priva di limiti e problemi.

1. Costi, logistica e sicurezza

Tenere contanti in casa comporta rischi di furto, smarrimento, deterioramento. Le banche centrali e gli istituti devono gestire la logistica fisica (trasporto, custodia, sostituzione) che è più costosa rispetto ai sistemi digitali.

2. Rischio inflazione e svalutazione

Il contante perde valore nel tempo se l’inflazione è alta. Avere somme significative bloccate in casa può essere una perdita reale con il passare del tempo.

3. Igiene e paura “da contatto”

In epoche recenti si è discusso sulla potenziale trasmissione batterica o virale tramite banconote “toccate da tanti”. In contesti sanitari, alcune persone preferiscono pagamenti digitali per evitare il contatto fisico.

4. Controllo e lotta all’evasione fiscale

Una delle motivazioni spingenti verso una società “meno contante” è la lotta all’evasione fiscale. Le transazioni digitali lasciano traccia, più facilmente monitorabili dalle autorità. Eliminare progressivamente il contante può permettere un maggiore controllo sui flussi finanziari e ridurre l’economia sommersa.

5. Spinte verso l’euro digitale e la tracciabilità totale

Molti politici e istituzioni vedono il contante come un retaggio da superare: l’euro digitale è spesso presentato come alternativa più efficiente, sicura e controllabile. In questo quadro, il contante rischia di subire una marginalizzazione progressiva.

6. La “trappola della raccomandazione”

Un’osservazione critica è che far passare pubblicamente un suggerimento come “tenere contanti” potrebbe essere un modo per spostare il rischio dalle banche ai cittadini: se il sistema collassa, “hai fatto la tua parte, non puoi lamentarti”. Alcuni critici vedono in questa raccomandazione un modo di far portare sulle spalle dei consumatori la responsabilità della resilienza del sistema stesso. (Questo argomento è già stato utilizzato in contesti analoghi).

Contante sì o contante no? Una visione equilibrata

Per non cadere nella trappola della polarizzazione, propongo un confronto strutturato tra le due visioni:

Visione Argomentazioni a favore Criticità e limiti
Il contante come bene da conservare Resilienza in situazioni estreme, tangibilità, sicurezza psicologica, funziona offline, riduce dipendenza digitale Costi e rischi fisici, perdita di potere d’acquisto, potenziale freno all’innovazione, ostacolo alla lotta all’evasione
La società “cashless” come futuro inevitabile Efficienza, tracciabilità, riduzione dei costi, controllo dei flussi, integrazione con l’economia digitale Rischio di esclusione per chi è digitalmente vulnerabile, fragilità nei momenti di crisi, dipendenza totale dall’infrastruttura tecnologica

Una posizione “neutrale” può essere la seguente: non è né sensato abolire subito il contante, né dipingere il digitale come infallibile. Il contante può (e forse deve) avere un ruolo più ridotto nelle transazioni quotidiane, ma conservarne una funzione residua — soprattutto a titolo assicurativo — appare ragionevole.

Prepararsi con equilibrio e pragmatismo

La notizia secondo cui la BCE avrebbe invitato ogni cittadino a mantenere almeno 70 euro in casa è una versione edulcorata di una raccomandazione che effettivamente emerge nel documento “Keep calm and carry cash”. Non è un ordine vincolante, ma un suggerimento informato da analisi empiriche su crisi passate.

In tempi di guerra, blackout, attacchi informatici o crisi generalizzate, il contante può tornare uno strumento vitale: fisico, indipendente dalle reti, facilmente scambiabile. In quei momenti, chi ha una riserva potrà reagire meglio. Tuttavia, questa non può diventare una scusa per imporre una difesa ideologica del contante senza tener conto dei suoi limiti — costi, rischio, inefficienza, perdita di valore.

Se dovessi dare un consiglio pratico, direi: sì, può essere saggio — per chi ha la possibilità — mantenere in casa una piccola riserva di contanti (una somma modesta) da utilizzare in emergenza, senza eccedere né trascurare le norme di sicurezza e gestione. Ma non trasformerei il contante in un’arma politica: deve restare uno strumento di backup, non il fulcro del sistema monetario.

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Marco Biagi

Marco Biagi, DG di Sanifika azienda leader nel settore della qualità dell'aria e dell'acqua, è esperto nella crescita e sviluppo delle aziende con particolare attenzione alle risorse umane. Ha collaborato con importanti aziende italiane come consulente per la formazione delle forze vendite e il miglioramento dell’armonia aziendale. Autore del libro “Appunti di un commesso viaggiatore”, contribuisce a diverse testate nazionali con articoli settimanali.