Genoma è l’agenzia di digital marketing che mette al centro le persone – clienti, partner e team – per costruire strategie digitali efficaci, umane e condivise. Non un’agenzia “a silos”, ma un ecosistema flessibile fatto di strategie personalizzate, tecnologie proprietarie e progetti a impatto positivo.
In questo contesto, Andrea Camolese guida la delivery con un obiettivo chiaro: trasformare la complessità del lavoro quotidiano in percorsi di crescita, tanto per i progetti quanto per le persone che li portano avanti.
Andrea, arrivi da un’esperienza in un’azienda molto più grande e oggi sei in Genoma, un’agenzia in crescita. Perché questa scelta?
«Perché volevo portare ciò che ho imparato nelle esperienze precedenti all’interno di un contesto nuovo. Nelle realtà più grandi, già con un’ossatura forte, è complesso riuscire a portare la propria visione individuale. Qui, invece, ogni persona è parte attiva del percorso: c’è spazio per incidere, per sbagliare, per porre domande, dire la tua, per crescere davvero. Ed è questo che mi ha convinto. Oltre alla vicinanza a casa, ovviamente, che non è poco!»
Cosa significa per te “delivery” in un’agenzia come Genoma?
«Delivery non è solo “fare le cose bene e nei tempi giusti”, quello è un po’ la conditio sine qua non. Bisogna fare un passettino in più: aiutare le persone a lavorare in modo consapevole, capire i perché dietro le attività, crescere professionalmente tutti insieme, team e clienti. La qualità di un progetto dipende dalla volontà e dalla lucidità di pensiero delle persone che lo portano avanti.»
Crescita delle persone: come la gestite in concreto?
«La formazione è il principio cardine su cui si fonda Genoma: che sia on the job o attraverso gli strumenti che oggi la tecnologia offre, rappresenta il vero motore della nostra crescita. Ogni settimana il team ha momenti dedicati al confronto e alla condivisione, perché tutti possano sentirsi parte integrante di ogni processo.
Crediamo nella “competenza a T”: partire da ciò che le persone amano fare, sviluppando una competenza verticale ma anche una visione orizzontale del lavoro. La crescita avviene su due livelli: uno teorico, con micro-corsi e momenti dedicati solo all’apprendimento, e uno pratico, mettendosi alla prova sul campo. È un investimento consapevole: se crescono le persone, cresce anche l’agenzia.»
Quanto contano oggi le soft skills, rispetto alle competenze tecniche?
«Le competenze tecniche sono la base, ma non bastano. Oggi con l’AI tante attività operative possono essere supportate o accelerate. Quello che fa la differenza è la capacità di pensiero: saper porre la domanda giusta allo strumento, chiedersi il perché delle cose, comprendere i contesti e gestire i rapporti. In una parola: le soft skills diventano decisive. E in questo senso imparare a sviluppare pensiero critico e a dire la propria in modo argomentato è fondamentale. In Genoma vogliamo introdurre un sistema di feedback strutturato e bidirezionale, dove si impara non solo a riceverli ma anche a dare feedback ai propri referenti, che forse è persino più difficile! Per ora siamo in fase di test: pensiamo sia così che si crea dialogo vero.»
L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui si fa delivery?
«Certo, e non è più questione di “saper fare” un compito tecnico, ma di capire come orchestrare strumenti e persone per ottenere il risultato migliore. L’AI ci libera tempo, ma ci obbliga a usare quel tempo per pensare meglio. E questo è un salto culturale importante.»
Guardando al futuro: qual è la tua ambizione per Genoma e per il tuo ruolo?
«Vorrei che chi entra in Genoma non vedesse solo un posto di lavoro, ma un luogo dove crescere come professionista e come persona. Perché alla fine i progetti passano, ma quello che rimane è l’impatto positivo che sei riuscito a dare al team e ai clienti, quanto hai imparato tu e quanto hanno imparato i tuoi “compagni di viaggio”.»