Intervista di Ciro Borrelli, BandoSubito: “L’AI può democratizzare l’accesso ai bandi, se è davvero specializzata sulla normativa”

Ciro Borrelli

La finanza agevolata in Italia è spesso descritta come una giungla: bandi dispersi tra decine di portali, linguaggio tecnico, normative che cambiano e imprese che faticano persino a capire da dove iniziare. In questo contesto nasce BandoSubito, una piattaforma che usa l’intelligenza artificiale per trasformare un labirinto burocratico in un processo guidato e centralizzato, pensato sia per i consulenti sia per le aziende che vogliono crescere.

In questa intervista, Ciro Borrelli racconta come un percorso nel mondo del software e dell’innovazione si sia trasformato in una startup capace di monitorare centinaia di fonti ogni giorno e perché, per lui, l’AI non sostituisce i professionisti ma restituisce loro il tempo per fare vera consulenza.

Ciro, grazie per l’intervista, posso chiederle inizialmente qual è stato il suo percorso lavorativo e quando ha scelto di lavorare nel campo dell’innovazione e startup, e perché ha deciso che BandoSubito era il servizio ideale?

«Il mio percorso è sempre stato legato all’innovazione e alla tecnologia. Insieme a Carlo e Saverio, con cui poi ho fondato BandoSubito, abbiamo iniziato da una software house, costruendo prodotti digitali con un unico filo conduttore: usare la tecnologia per risolvere problemi concreti nelle aziende.

La scelta di lavorare su BandoSubito è nata da un’esigenza vissuta in prima persona. Cercando bandi e incentivi per le nostre stesse attività, ci siamo scontrati direttamente con la complessità della finanza agevolata in Italia: fonti dispersive, linguaggio burocratico inaccessibile, informazioni frammentate tra portali nazionali, regionali ed europei. E abbiamo capito che era esattamente il tipo di problema che la tecnologia poteva risolvere.»

BandoSubito nasce dall’incontro tra competenze diverse e dall’esperienza diretta con la “giungla” della burocrazia italiana. Guardando indietro, qual è stato il momento in cui prima di diventare un progetto imprenditoriale strutturato, ha avuto dei dubbi, ha pensato “non so se riuscirò a farcela”?

«Il momento di maggiore incertezza è stato proprio quando abbiamo iniziato a misurare la profondità del problema che volevamo risolvere. La finanza agevolata è un settore molto complesso: normative che cambiano continuamente, informazioni sparse su centinaia di portali diversi, regimi di aiuto con logiche molto diverse, scadenze che variano da bando a bando. Costruire un sistema davvero affidabile su questa materia, e non semplicemente una raccolta di informazioni approssimative, era una sfida tecnica enorme.

La vera sfida era quindi costruire qualcosa di sufficientemente robusto da meritare la fiducia sia dei professionisti che lo usano ogni giorno, sia delle imprese che si affidano per accedere a risorse fondamentali per la loro crescita.»

La finanza agevolata muove miliardi ogni anno, ma molte imprese non arrivano nemmeno a scoprire quali bandi esistono o non raggiungono il famoso de minimis. Dal suo punto di vista, qual è oggi il principale “collo di bottiglia”: la complessità delle norme, la frammentazione delle informazioni, la mancanza di cultura imprenditoriale o altro ancora?

«I colli di bottiglia sono diversi e spesso si sommano tra loro, ma se devo indicare una causa radice direi la frammentazione delle informazioni. I fondi ci sono, le normative ci sono, spesso anche la volontà delle imprese di investire c’è. Il problema è che il sistema è strutturato in modo tale che orientarsi senza una guida è estremamente difficile.

A questo si aggiunge una certa mancanza di consapevolezza da parte delle imprese su quanto e cosa effettivamente potrebbero ottenere, e questo le porta spesso a non cercare nemmeno.»

Per i consulenti, la ricerca dei bandi è spesso fatta a mano tra decine di portali; per le imprese, il problema è non sapere da dove cominciare. Se dovesse spiegare a un imprenditore che cosa cambia quando entra in gioco una piattaforma alimentata da AI, quali attività concrete smettono di essere “lavoro di copia-incolla” e diventano processo automatizzato?

«Fino a oggi chi voleva cercare un bando doveva girare tra decine di portali diversi, leggere documenti lunghi e complessi, verificare manualmente requisiti e scadenze.

Con BandoSubito tutto questo avviene in un unico posto. La piattaforma monitora oltre 380 fonti ufficiali ogni giorno, identifica i bandi rilevanti per il profilo dell’utente, permette di analizzare i requisiti in pochi secondi e supporta la compilazione della domanda. Ogni fase del processo, dalla ricerca dei bandi alla presentazione della domanda, è centralizzata e assistita dall’intelligenza artificiale.

Il risultato è che l’AI non si limita a velocizzare le singole attività, ma semplifica un intero processo che alla base è complesso e frammentato.»

L’AI è sulla bocca di tutti, ma in molti casi viene usata come etichetta più che come vera tecnologia abilitante. Nel vostro settore, quali sono secondo lei gli usi dell’intelligenza artificiale che hanno fondamenta solide e quali, invece, le sembrano più vicini all’hype o al semplice “buzzword marketing”?

«L’AI ha fondamenta solide quando viene applicata a problemi concreti, con una grande quantità di dati da elaborare e un output verificabile. Settori come il nostro, dove ogni giorno bisogna processare migliaia di documenti, incrociare requisiti normativi e restituire risposte precise, sono esattamente il contesto in cui l’intelligenza artificiale esprime il suo valore reale.

Nel nostro settore la realtà è che siamo ancora agli inizi: pochissimi offrono soluzioni AI dedicate alla finanza agevolata. Molti si limitano a utilizzare strumenti generici, chatbot o modelli di linguaggio non specializzati. Il risultato è che promettono capacità che nella pratica non riescono a mantenere, come trovare bandi aggiornati o compilare domande che rispecchiano i requisiti specifici.»

In Italia solo una piccola percentuale di imprese riesce oggi a intercettare i contributi disponibili, mentre il resto perde opportunità per mancanza di tempo, informazioni o supporto. Se immaginiamo i prossimi cinque anni, quanto pensa che l’AI potrà davvero ridurre questa distanza e quali condizioni devono essere rispettate perché non crei nuove disuguaglianze di accesso?

«Sono convinto che nei prossimi cinque anni l’AI potrà ridurre significativamente questo divario. La condizione però è che venga applicata in modo serio e specializzato, non come soluzione generica. Un’AI che conosce davvero la normativa, che ha accesso a dati aggiornati e che sa guidare l’utente attraverso un processo complesso è uno strumento che democratizza l’accesso. Utilizzare l’AI in modo generico rischia invece di aggiungere confusione a un sistema già poco chiaro.

Il rischio di nuove disuguaglianze esiste, ma si evita proprio grazie a strumenti che siano realmente accessibili e affidabili per tutti, indipendentemente dalla dimensione dell’impresa.»

Nel dibattito sull’automazione c’è spesso il timore che la tecnologia “sostituisca” il professionista. Nel vostro modello, come cambia il lavoro del consulente in finanza agevolata quando ha a disposizione strumenti come BandoSubito Pro: che cosa viene tolto dal tavolo e che cosa, invece, diventa ancora più centrale nella relazione con il cliente?

«Il timore che la tecnologia sostituisca il professionista è comprensibile, ma nella nostra esperienza è l’opposto. BandoSubito toglie dal tavolo tutto ciò che è operativo e ripetitivo: la ricerca manuale tra portali, la lettura di decine di pagine di documentazione, la verifica dei requisiti, il monitoraggio continuo delle scadenze. Attività che oggi portano via una parte enorme del tempo di un consulente.

Quello che rimane, e che diventa ancora più centrale, è il valore professionale vero: capire il progetto del cliente, valutare la strategia migliore, costruire una relazione di fiducia nel tempo. Sono cose che nessuno strumento può fare al posto di una persona.»

BandoSubito oggi lavora con un doppio target: consulenti da una parte, imprese dall’altra, con due prodotti pensati per esigenze diverse. Qual è stata la difficoltà più grande nel disegnare un’esperienza che parlasse a entrambi senza creare conflitti, e che cosa avete imparato finora da come questi due mondi usano realmente la piattaforma?

«I due prodotti non si sovrappongono perché rispondono a esigenze strutturalmente diverse.

Le imprese che usano la nostra piattaforma sono di due tipi: quelle che hanno già un reparto interno dedicato alla crescita e allo sviluppo, e quelle che semplicemente non hanno le risorse per esternalizzare la consulenza e preferiscono gestire il processo in autonomia. In entrambi i casi offriamo uno strumento per supportarle.

I consulenti invece usano la piattaforma per gestire in modo efficiente un portafoglio di clienti, automatizzando le attività operative e concentrandosi sul valore professionale. E la figura del consulente rimane centrale anche per le imprese che usano la piattaforma in autonomia, perché possono sempre scegliere di avvalersi di supporto professionale per i bandi più complessi.

Quello che abbiamo imparato è che questi due mondi si parlano più di quanto si pensi: spesso un’impresa che scopre le opportunità disponibili attraverso la piattaforma finisce per rivolgersi a un consulente per accedervi.»

In un solo anno avete costruito un team, chiuso round importanti e iniziato a monitorare quotidianamente migliaia di bandi su più livelli istituzionali. Quali sono stati, dietro le quinte, gli ostacoli meno visibili – tecnici, organizzativi o regolatori – che avete dovuto superare per rendere affidabile un sistema end-to-end che va dal matching alla compilazione delle domande?

«L’ostacolo meno visibile è stato tutto ciò che sta dietro alla qualità dei dati. Monitorare oltre 450 fonti ogni giorno significa gestire formati completamente diversi tra loro: documenti ministeriali, pagine web regionali, portali europei, ognuno con la propria struttura e logica. Garantire che queste informazioni vengano elaborate correttamente, mantenute aggiornate e rese utilizzabili dall’AI in modo preciso è un lavoro continuo e invisibile all’utente finale, ma determinante per l’affidabilità del sistema.

Sul fronte organizzativo, chiudere un round e allargare il team è una grande opportunità, ma porta con sé nuove responsabilità: mantenere la stessa qualità e velocità di esecuzione mentre si cresce non è automatico, richiede metodo e attenzione costante.»

Guardando alla sua esperienza con BandoSubito e con altre startup, che cosa direbbe oggi a un imprenditore o a un consulente che vede l’AI come qualcosa di distante o “troppo rischioso” da introdurre nei propri processi?

«Direi che oggi non ci si può più permettere di fare finta che l’AI non esista. Non è una moda passeggera, è un cambiamento strutturale nel modo in cui lavoriamo, e chi lo ignora rischia di restare indietro rispetto a chi l’ha già integrata nei propri processi.

Il punto però non è adottare la tecnologia per il gusto di farlo, ma integrarla dove ha senso: per risparmiare tempo, automatizzare le attività ripetitive e lavorare in modo più efficiente. Quello che non deve mai cambiare è che il pensiero strategico e le decisioni rimangono sempre in mano al professionista. La tecnologia supporta, ma è la persona a guidare.»

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