Intervista di Claudia Storani, Register.it: «L’AI accelera le PMI, ma senza una visione resta solo uno strumento»

Claudia Storani

Molte PMI trovano sempre più difficoltà nel destreggiarsi tra i vari strumenti online e spesso anche nella gestione della loro presenza digitale. Eppure, nel 2026, è diventato importante non solo esserci ma essere in grado di costruire uno spazio digitale che sia: coerente, aggiornato e misurabile

In questa intervista parliamo di strategia, marketing e soluzioni innovative per le PMI con Claudia Storani, Marketing Manager di Register.it, operativa in azienda dal 2009. Con una formazione in economia e marketing e un Master in Marketing e Comunicazione Digitale, Claudia Storani ha seguito in prima persona l’evoluzione del digitale in azienda, passando dalle campagne operative alla guida di progetti strategici legati allo sviluppo di prodotti e servizi. 

Oggi si occupa di orchestrare iniziative pensate per aiutare professionisti, PMI e imprese a comprendere e sfruttare al meglio gli strumenti digitali, trasformando la presenza online in un vero asset di crescita. In questa intervista ci racconta cosa significa fare marketing oggi, quali errori evitare e perché, anche nell’era dell’AI, la chiarezza strategica resta il vero fattore distintivo.

Ciao Claudia, grazie per averci concesso questa intervista. Lavori in Register.it dal 2009 e oggi ricopri il ruolo di Marketing Manager. Posso chiederti come si è evoluto il tuo percorso all’interno dell’azienda e cosa significa, oggi, guidarne le strategie di marketing? 

«Sono entrata in Register.it nel 2009 occupandomi principalmente di campagne e attività operative. Nel tempo, insieme all’azienda, il mio ruolo si è evoluto: oggi il marketing non è solo comunicazione, ma un punto di incontro tra prodotto, tecnologia e bisogni reali dei clienti.
Guidare le strategie di marketing oggi significa soprattutto ascoltare: capire come stanno cambiando i clienti in particolare piccole e medie imprese, quali difficoltà incontrano nel digitale e tradurre queste esigenze in progetti concreti, semplici da usare e sostenibili nel tempo. È un lavoro di orchestrazione e guida, in cui l’obiettivo è aiutare le aziende accompagnandole in un percorso digitale per farle diventare più consapevoli.»

Nel tuo lavoro ti confronti quotidianamente con professionisti e PMI. Qual è, secondo la tua esperienza, l’errore più comune che le piccole e medie imprese fanno quando approcciano la comunicazione digitale?

«L’errore più grande in assoluto è non essere online o esserlo in modo non strutturato. Fortunatamente, nel 2026 questo è un punto che molte imprese hanno finalmente compreso e oggi sono sempre meno le realtà completamente assenti dal digitale.

Tra chi è online, però, uno degli errori più frequenti è non avere un proprio sito web e affidare tutta la presenza digitale esclusivamente ai social network. I social sono strumenti importanti, ma non possono sostituire uno spazio proprietario: sono piattaforme che cambiano regole, visibilità e algoritmi, e non garantiscono continuità nel tempo.

Il sito web resta invece il punto di riferimento centrale: è il luogo in cui un’azienda costruisce credibilità, racconta in modo chiaro chi è e raccoglie valore nel tempo. Sul piano della comunicazione digitale, l’errore ricorrente è pensare per singole attività scollegate, invece di inserirle in una visione più ampia di digitalizzazione, utile a farsi trovare, generare fiducia e semplificare la relazione con i clienti. E oggi anche grazie all’aiuto di partner di fiducia e di strumenti potenziati da Intelligenza Artificiale tutto questo è più semplice anche per quelle realtà che hanno poco tempo e risorse.»

Molte aziende, oggi, sono presenti online, ma poche riescono a esserlo in modo coerente. Da dove dovrebbe partire una PMI per costruire una presenza digitale davvero efficace?

«Dalla chiarezza. Prima ancora degli strumenti, una PMI dovrebbe chiedersi: chi voglio raggiungere, cosa mi distingue e quale problema risolvo per i miei clienti.
Una presenza digitale efficace non nasce dalla quantità di canali, ma dalla coerenza tra messaggi, sito, contenuti e identità. Il sito web resta il punto centrale: è la casa digitale dell’azienda e deve essere aggiornato, accessibile e comprensibile. Da lì si costruisce tutto il resto, scegliendo i canali giusti e non necessariamente tanti. Oggi la tecnologia, e in particolare l’AI, può aiutare molto a semplificare questo percorso, ma la direzione deve essere chiara fin dall’inizio.»

L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui le persone cercano informazioni e interagiscono con i brand. Come pensi stia cambiando il concetto stesso di presenza e comunicazione online?

«L’AI sta spostando il focus dal “fare” al “guidare”. Oggi creare contenuti, un sito o una campagna è molto più rapido, ma questo rende ancora più importante la capacità di dare un senso a ciò che si comunica. La presenza online non è più statica: è dinamica, personalizzata, continua. Gli utenti si aspettano risposte rapide, contenuti rilevanti e interazioni più fluide.
In questo scenario, l’AI diventa un supporto prezioso per semplificare i processi e migliorare la qualità, ma non sostituisce il pensiero strategico. Cambia il modo di lavorare, non il valore della relazione tra brand e persone. L’AI libera spazio perché aiuta nelle attività più manuali o ricorrenti, ma la creatività e la guida resta ancora all’uomo che sa cosa vuole comunicare e che visione dare della propria attività anche online.»

Dal tuo punto di vista, in uno scenario in cui contenuti, siti e messaggi possono essere generati in modo sempre più rapido con l’AI, cosa diventa davvero distintivo per un’azienda online?

«Diventa distintiva la capacità di essere autentica e coerente. Se tutti possono generare contenuti velocemente, la differenza la fanno la visione, il tono e la conoscenza profonda del proprio pubblico e del proprio progetto. L’AI è un acceleratore, non un’identità. Le aziende che si distinguono sono quelle che usano la tecnologia per liberare tempo e concentrarsi su ciò che conta davvero: ascoltare i clienti, raccontare la propria storia in modo credibile e offrire esperienze semplici e utili. In un contesto sempre più affollato, la chiarezza vince sulla quantità.»

Nel marketing digitale si parla spesso di “strategie”, ma nella pratica molte aziende procedono per tentativi. Come possono distinguere e strutturare una strategia vera da una semplice somma di attività?

«Una strategia vera parte sempre da un obiettivo chiaro e misurabile. Se non si sa dove si vuole arrivare, è facile confondere l’operatività con la strategia. Molte aziende fanno tante cose, pubblicano contenuti, rifanno il sito, provano nuovi strumenti, ma senza un filo conduttore. Una strategia, invece, nasce dall’analisi, definisce priorità e stabilisce cosa fare prima e cosa dopo, in modo sostenibile nel tempo.

Oggi l’AI può essere un supporto concreto proprio in questa fase: aiuta a semplificare le analisi, a velocizzare l’esecuzione e a ridurre la complessità. Strumenti come Ai Site Assistant di Register.it che permettono, ad esempio, di creare un sito WordPress partendo da un semplice prompt o come Social Media Hub per gestire tutti i canali social da un’unica dashboard rendono più semplice passare dall’idea all’azione. La vera differenza sta nella centralizzazione: avere tool integrati e un unico referente digitale aiuta le aziende a prendere decisioni più consapevoli e meno reattive.»

In Register.it affiancate le aziende nella costruzione e nella gestione della loro presenza digitale, spesso lavorando con realtà che non hanno competenze interne strutturate. Qual è l’approccio metodologico che adottate per accompagnarle in questo percorso, dalla fase iniziale fino alla crescita nel tempo?

«Partiamo sempre dal contesto reale dell’azienda. Molte PMI non hanno competenze interne strutturate e il nostro approccio è quello di semplificare, non complicare. Il primo passo è costruire basi solide: dominio, sito, sicurezza e strumenti essenziali. Su queste fondamenta si lavora poi in modo progressivo, introducendo soluzioni che aiutano a gestire contenuti, dati e comunicazione in modo più integrato.

L’AI ha un ruolo chiave perché rende accessibili attività che prima richiedevano tempo e competenze specifiche. Ad esempio, il nostro Hosting per WordPress include AI Site Assistant un plugin per WordPress che consente di creare un sito WordPress completo partendo da un semplice descrizione abbassano drasticamente la barriera d’ingresso e consentono alle aziende di partire subito, senza blocchi tecnici. L’obiettivo non è fare tutto immediatamente, ma accompagnare le imprese in un percorso sostenibile nel tempo, in cui la tecnologia supporta la crescita senza diventare un ostacolo.»

L’AI sta accelerando processi e abbassando barriere d’ingresso. Dal punto di vista del business, vedi più rischi o più opportunità per le PMI?

«Decisamente più un’opportunità, se usata con consapevolezza. I rischi esistono quando l’AI viene vista come una scorciatoia o come qualcosa da adottare senza una reale comprensione.
Per le PMI, invece, l’AI è un grande livellatore: permette di automatizzare processi, migliorare la qualità della presenza online e lavorare in modo più efficiente, anche con team ridotti.
Il vero rischio è restare fermi. Chi sperimenta, anche in piccolo, oggi costruisce un vantaggio competitivo per domani.»

L’educazione digitale degli imprenditori è ancora un tema aperto. Che ruolo possono avere aziende come Register.it nel colmare questo divario culturale, oltre alla fornitura di servizi?

«Un ruolo fondamentale. Non basta fornire strumenti: serve accompagnare, spiegare e rendere il digitale meno intimidatorio. L’educazione digitale passa da contenuti chiari, esempi concreti e soluzioni pensate per persone che fanno impresa, non per tecnici.

Come Register.it cerchiamo di essere un punto di riferimento unico, capace di semplificare e centralizzare, ma anche di aiutare le PMI a capire perché fanno certe scelte e come migliorare nel tempo.»

Se dovessi dare un consiglio a un imprenditore che oggi sente di “essere rimasto indietro” sul digitale, da quale decisione concreta dovrebbe partire, domani mattina?

«Gli consiglierei di ripartire dalle basi: un sito aggiornato, una presenza chiara e strumenti gestibili. Il consiglio è di non pensare al digitale come a qualcosa da recuperare tutto insieme. Meglio un passo alla volta, ma nella direzione giusta. Oggi esistono soluzioni che semplificano molto questo percorso, anche grazie all’AI. La decisione più importante è iniziare, senza aspettare il momento perfetto. Affidarsi poi ad un partner di riferimento a disposizione con un team di consulenti che può aiutare e ridurre questo gap, sicuramente è una scelta che può portare al successo. Non pensare di sentirsi soli e vedere come tutto complicato, Uno step alla volta, passo dopo passo ma se già si è consapevoli di voler affrontare questo percorso, la maggior parte del lavoro è fatto.»

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