Intervista di Giuseppe Carlucci, QuBox: “Nessuno si emoziona per le cose normali”

In campo aziendale e commerciale il regalo è un gesto tanto diffuso quanto, spesso, trascurato nella sua potenzialità strategica. Troppe volte però ci si limita a oggetti standardizzati, omaggi che si perdono nel rumore generale e che raramente lasciano il segno.

Giuseppe, fondatore di QuBox, ha scelto di ribaltare questo approccio, trasformando il regalo da semplice formalità a strumento di relazione, posizionamento e marketing emozionale. La sua visione parte da una domanda chiave: cosa succede quando un dono diventa esperienza, quando smette di essere “cosa” e inizia a parlare al cuore del destinatario?

In questa intervista, ci racconta come nasce QuBox e perché, oggi più che mai, un regalo ben progettato può incidere sul brand e la sua percezione. 

Giuseppe, partiamo dalle origini: com’è nata l’idea di QuBox e cosa ti ha spinto a trasformare il regalo aziendale in uno strumento strategico di marketing?

«L’idea di QuBox nasce da un’esigenza molto concreta: distinguersi. Dopo anni trascorsi nel mondo del marketing, ho visto troppe aziende investire in regali aziendali che venivano dimenticati il giorno dopo. Oggetti impersonali, standardizzati, incapaci di comunicare un valore reale. Così ho pensato: e se il regalo diventasse uno strumento di posizionamento, di relazione, di branding? Non un costo, ma un investimento strategico. QuBox nasce proprio con questa visione: trasformare il regalo da gesto formale a leva di marketing relazionale.»

In un mondo saturo di gadget e omaggi impersonali, QuBox punta tutto sull’esperienza. Cosa significa per te “impattare emotivamente” con un regalo?

«Impattare emotivamente significa attivare ricordi, sensazioni, conversazioni. Non si tratta solo di “dare qualcosa”, ma di creare momenti che restano nella memoria. Un calice di rum sorseggiato in silenzio dopo una giornata intensa. Una scatola aperta con curiosità e stupore. L’odore di una candela, il sapore di un prodotto artigianale. Quando il destinatario sente che quel dono è stato pensato apposta per lui, succede qualcosa: il brand smette di essere un logo e diventa una presenza.»

Ogni box è studiata con cura millimetrica. Qual è il processo creativo dietro la progettazione di una gift box firmata QuBox?

«Partiamo sempre da una domanda: che emozione vogliamo suscitare? Da lì costruiamo un concept narrativo, poi selezioniamo oggetti e prodotti che lo rendano coerente, sensoriale e memorabile. Ogni elemento ha una funzione: il messaggio, il colore, i materiali, il ritmo dell’unboxing. È un mix tra design, storytelling e strategia. Nulla è lasciato al caso, perché ogni dettaglio contribuisce a far parlare il brand attraverso il regalo.»

Il regalo è solo l’inizio, la relazione è l’obiettivo. Come si costruisce una relazione duratura attraverso un regalo? Perché sono importanti per le aziende?

«Un regalo ben pensato apre una porta. Ma se dietro non c’è un piano relazionale, si richiude subito. Le aziende devono iniziare a considerare i momenti di gifting come parte di un percorso: acquisizione, fidelizzazione, riattivazione, referral. La relazione si costruisce nel tempo, ma inizia sempre da un gesto che sorprende e coinvolge. E un cliente coinvolto è un cliente che ricorda, che parla, che torna.»

QuBox si definisce il primo approccio strategico e creativo al gift marketing in Italia. Qual è secondo te il vero valore differenziante del vostro metodo rispetto a quello di un e-commerce di regali?

«Un e-commerce vende “cose”. Noi progettiamo esperienze su misura per obiettivi specifici. Lavoriamo fianco a fianco con aziende che vogliono comunicare in modo diverso, più umano, più efficace. Non vendiamo solo box: costruiamo campagne di relazione. Personalizziamo messaggi, selezioniamo prodotti con una storia, curiamo ogni aspetto dell’unboxing. Il nostro approccio è sartoriale, strategico e fortemente orientato al risultato.»

In tempi in cui tutto è digitale, voi puntate su un’esperienza fisica, tangibile. Perché oggi il “fisico” è ancora (o forse di nuovo) così potente?

«Perché è ormai raro. E tutto ciò che è raro ha più valore. Siamo sommersi da contenuti digitali, ma quante cose ci fanno davvero emozionare? Ricevere qualcosa di tangibile che ti rappresenta, curato nei minimi dettagli, fa sentire il destinatario importante. È una pausa dal flusso, un gesto concreto in un mondo sempre più astratto. Il fisico parla alla memoria, ai sensi, alla pancia. Ed è proprio lì che si costruiscono i legami più forti.»

Guardando al futuro: che ruolo pensi avrà il gift marketing nei prossimi anni e come si evolverà il modo di comunicare brand e valori attraverso un dono?

«Il gift marketing sarà sempre più centrale nella comunicazione relazionale dei brand. Le aziende dovranno distinguersi non solo con cosa dicono, ma con cosa fanno vivere. I doni diventeranno micro-esperienze di marca: fisiche, personalizzate, intelligenti. E l’attenzione si sposterà dalla quantità alla qualità dell’interazione. Il futuro del marketing è fatto di connessioni vere, e il regalo, se progettato con cura, è uno dei canali più potenti per attivarle.»

E voi come azienda, avete progetti futuri che ci potete raccontare e anticipare?

«Stiamo lavorando a una nuova linea di box dedicate al mondo HR, pensate per valorizzare l’employee experience nei momenti chiave della vita aziendale: onboarding, anniversari, riconoscimenti, welfare. Parallelamente, abbiamo deciso di affiancare alla linea Élité, composta da gift box più prestigiose e ricercate, una nuova linea Essential, pensata per aziende con budget più contenuti ma che non vogliono rinunciare all’efficacia del gift marketing. Abbiamo appena pubblicato nuove box ad alto impatto emotivo, adatte a diversi settori e occasioni d’uso, e stiamo lavorando al lancio di nuove proposte entro i primi di settembre, data in cui prenderà il via anche una campagna di comunicazione e sensibilizzazione per promuovere un nuovo modo, più strategico, di regalare in ambito aziendale.»

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