Energie rinnovabili, sicurezza energetica, innovazione industriale e responsabilità sociale non sono più temi separati, ma parti di un unico discorso che riguarda il futuro produttivo ed economico dell’Europa. In un contesto segnato da instabilità geopolitica, pressione sui costi dell’energia e obiettivi climatici sempre più stringenti, le imprese sono chiamate a ripensare il proprio ruolo, andando oltre la semplice fornitura di tecnologia.
In questa intervista, l’ingegner Sandrone – ingegnere nucleare, imprenditore nel settore delle rinnovabili e Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali di Torino – offre una lettura lucida e concreta della transizione energetica in atto. Dal ritorno del dibattito sul nucleare come fonte stabile e complementare alle rinnovabili, allo sviluppo delle Comunità Energetiche, fino ai temi della competitività industriale, dell’economia circolare e dell’impatto sociale dell’energia, emerge una visione integrata che unisce strategia industriale, innovazione condivisa ed etica d’impresa.
Un confronto che attraversa modelli di business, politiche energetiche e scenari occupazionali, mettendo al centro un’idea di sostenibilità che non si esaurisce nei numeri, ma si misura nella capacità di generare valore duraturo per le imprese, i territori e le persone.
1. Ingegner Sandrone, oggi si parla nuovamente di nucleare come possibile alleato nella transizione energetica. Da ingegnere nucleare e imprenditore nel settore delle energie rinnovabili, come interpreta questo ritorno d’interesse? Il nostro sistema industriale è pronto alla transizione energetica?
«Questo è un tema che ormai ci tocca non solamente dal punto di vista economico e industriale, ma anche in chiave geopolitica. Ci siamo resi conto che legarci a una sola fonte energetica è stato un errore strategico, che può costarci molto caro e compromettere la nostra indipendenza. In questo scenario, le rinnovabili sono una risorsa fondamentale e l’Europa deve sicuramente continuare a incentivarle, perché sono sostenibili e possono aiutarci a ridurre la dipendenza da altri Paesi. Tuttavia, per raggiungere una vera sicurezza energetica dobbiamo puntare su un mix bilanciato, che non può prescindere dal nucleare come fonte energetica stabile e continua, in grado di compensare l’intermittenza delle rinnovabili, che per loro natura non sono programmabili. Solo un sistema energetico integrato, in cui nucleare e rinnovabili coesistano, potrà garantire al nostro continente autonomia, stabilità e sostenibilità nel lungo periodo. È una sfida complessa, ma imprescindibile per il futuro dell’Europa.»
2. Le Comunità Energetiche sono considerate una leva per la decarbonizzazione, ma il quadro normativo italiano resta complesso. Quali sono le maggiori criticità che COESA ha dovuto affrontare per sviluppare il modello WeCER, e quali opportunità sta generando in termini di innovazione e coinvolgimento delle imprese?
«Tendiamo a pensare alle Comunità Energetiche come a entità astratte, ma nella realtà si tratta di vere e proprie società, con responsabilità legali, amministrative e fiscali ben definite. Ma se è vero che il quadro normativo è complesso, lo è altrettanto far quadrare i conti: anche senza fini di lucro, una Comunità deve poter coprire i propri costi di gestione, senza lasciarsi travolgere dal carico burocratico e amministrativo. È esattamente questa la principale criticità che abbiamo riscontrato quando abbiamo analizzato il mercato, ed è proprio dalla volontà di trovare una soluzione a queste problematiche che è nata WeCER.
Una comunità nazionale che centralizza i costi strutturali e amministrativi, alleggerendo le piccole realtà locali da complessità che da sole non riuscirebbero a sostenere. In questo modo possono concentrarsi sulla partecipazione, sull’autoproduzione e sulla condivisione dell’energia, senza l’impatto delle attività gestionali più gravose. L’obiettivo è costruire un modello scalabile e realmente accessibile, sostenuto da digitalizzazione, competenze interne e processi snelli. Solo così le Comunità Energetiche potranno crescere e rimanere efficienti nel tempo.»
3. L’accordo siglato con Plenitude punta a favorire la transizione energetica delle aziende italiane attraverso la progettazione di impianti fotovoltaici. In che modo questo progetto contribuisce non solo alla sostenibilità, ma anche alla competitività del tessuto produttivo nazionale?
«Per un’azienda investire nella sostenibilità non significa solamente rispettare un principio etico. Vuol dire anche capovolgere il paradigma della gestione energetica e migliorare il controllo dei costi operativi, in un ambito che per le imprese italiane pesa molto di più che per i competitor europei. In definitiva, essere più sostenibili equivale a essere più competitivi sul mercato.
L’accordo con Plenitude va esattamente in questa direzione e unisce la forza di un grande operatore energetico alla flessibilità di un modello cooperativo che consentirà alle aziende di accedere a Comunità Energetiche realmente operative, dove impianti e consumatori interagiscono in tempo reale.
Plenitude ha scelto di collaborare con WeCER proprio per la solidità del nostro modello: una struttura in grado di coordinare nel tempo un numero crescente di utenti e impianti, garantendo quell’equilibrio tra produzione e consumo che rende una Comunità Energetica realmente efficace.
In questo modo le imprese possono ottimizzare l’autoconsumo condiviso, ridurre i costi energetici e partecipare attivamente a un sistema sostenibile, senza doversi occupare della complessità amministrativa e gestionale che spesso frena l’adozione di soluzioni innovative.
È importante ricordare che le Comunità Energetiche non vendono energia: si basano su un meccanismo di scambio virtuale, che valorizza l’autoconsumo condiviso e distribuisce benefici economici e ambientali ai membri. In questo senso, l’accordo con Plenitude rappresenta non solo una partnership industriale, ma anche un modello virtuoso di cooperazione per la transizione energetica nazionale.»
4. Si parla spesso di dipendenza europea dalle tecnologie cinesi per il fotovoltaico. COESA sta lavorando alla creazione di un mercato secondario dell’usato per ridurre questa vulnerabilità. Può spiegarci come funzionerà e quale impatto potrebbe avere sulla filiera energetica italiana?
«Keep The Sun rappresenta una delle innovazioni più significative sviluppate da COESA negli ultimi anni. Nasce per trasformare un potenziale rifiuto in una risorsa strategica: pannelli fotovoltaici che dopo 15-20 anni mantengono ancora un’efficienza dell’80% e possono avere una seconda vita.
Il primo marketplace italiano di pannelli fotovoltaici usati è, di fatto, una piazza virtuale pensata per far incontrare le esigenze dei proprietari che intendono sostituire i pannelli con modelli di nuova generazione, ma anche quelle di chi vuole creare un impianto off- grid, non connesso alla rete elettrica nazionale.
Il progetto riduce la dipendenza dalle tecnologie asiatiche agendo su più livelli: riutilizzare pannelli usati significa evitare nuovi acquisti dall’estero, limitando il flusso di denaro verso filiere straniere. Al tempo stesso si alimenta un mercato secondario europeo strutturato, che allunga la catena del valore del fotovoltaico e stimola l’economia circolare sul territorio. In Italia l’impatto diretto sui costi di impianto è limitato, perché il peso maggiore resta su strutture, manodopera, progettazione e burocrazia – voci che già restano sul territorio nazionale. Ma il valore strategico di Keep The Sun va oltre: l’Europa diventa protagonista nella gestione e distribuzione di questa risorsa a livello globale.
Il progetto apre grandi opportunità soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, dove i costi di manodopera sono più contenuti ma l’accesso all’energia è un’esigenza prioritaria. Mercati come quello africano trovano nei pannelli usati una soluzione affidabile ed economica per impianti off-grid, scuole, centri comunitari. E per l’Italia questo significa non solo esportare tecnologia, ma farlo in modo tracciato e legale, sottraendo quote al commercio illegale, combattendo la povertà energetica e sostenendo le nostre aziende che fanno revamping degli impianti.»
5. In un settore dominato da grandi player internazionali, quanto è importante per COESA il concetto di innovazione condivisa, che coinvolga imprese, università e istituzioni?
«Per COESA la vera innovazione consiste in un processo di miglioramento continuo dei prodotti e dei modelli di business, per offrire al mercato soluzioni “su misura” che ci distinguano da quanto già propongono i grandi player internazionali. Significa quindi pensare in modo trasversale, a ogni livello, dal marketing alla progettazione, per individuare quali strumenti e servizi possano creare valore aggiunto per i nostri clienti.
Non significa realizzare grandi invenzioni, ma piuttosto guardare il mercato da un nuovo punto di vista, non mettersi in concorrenza con i grandi gruppi, ma capire come diventare loro partner strategici. Dei veri integratori di valore. Ed è qui che entra in gioco l’innovazione condivisa: collaborare con imprese, università e istituzioni per sviluppare soluzioni solide e replicabili, che rafforzino l’intero ecosistema energetico. Un approccio che ci permette di crescere e, allo stesso tempo, di contribuire in modo concreto alla transizione energetica.
Questo approccio ha consentito a COESA di diventare una delle realtà italiane di riferimento nel nostro settore, con l’obiettivo di crescere anche in Europa, replicando lo stesso modello di business.»
6. In molte aree del mondo milioni di persone vivono ancora senza elettricità. In che modo l’azienda contribuisce concretamente ad affrontare questa emergenza, e quanto conta per voi l’aspetto etico e sociale dell’energia?
«Nell’Africa subsahariana oltre 600 milioni di persone non hanno accesso all’elettricità e solo il 35% delle scuole è collegato alla rete. È facile quindi intuire come i temi dell’energia siano strettamente connessi a importanti questioni etiche e sociali, che per noi si traducono in una precisa strategia ESG.
KeepTheSun è nato proprio sotto questo cappello. Ma il marketplace si è evoluto con una soluzione ancora più concreta per i Paesi in via di sviluppo: JuaKit, un kit solare plug&play fatto di pannelli usati, batteria di accumulo, connessioni e app per il controllo remoto. Può essere trasportato ovunque, protetto in una scocca rinforzata secondo standard militari.
Il nostro Chief Innovation Officer, Matteo Stoppa, monitora i flussi della piattaforma per intercettare le opportunità con maggiore impatto sociale e indirizzare i pannelli verso progetti che possano generare valore reale. Le nostre stime indicano che un centinaio di JuaKit potrebbero migliorare le condizioni di oltre 400.000 studenti, o garantire a 50.000 persone l’accesso all’acqua potabile. Ecco dunque il senso concreto del termine ESG per COESA: portare energia dove serve davvero, generando valore ambientale, sociale ed economico.»
7. Secondo l’IRENA, la transizione energetica potrebbe generare oltre 40 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2050. Come può l’Europa – e l’Italia in particolare – evitare di restare indietro?
«Lo studio IRENA offre una prospettiva chiara del futuro che ci aspetta se sapremo sviluppare una strategia efficace per la transizione energetica del nostro sistema produttivo. Per COESA questo dato si traduce già oggi in un piano industriale concreto, che prevede una crescita esponenziale del personale nei prossimi anni e nuovi investimenti in formazione, competenze e innovazione per mantenere il passo con un mercato in rapida evoluzione.
Ma per evitare che l’Europa – e l’Italia in particolare – restino indietro, servono condizioni precise. Serve una visione pluriennale con obiettivi chiari, condivisi e raggiungibili. Le aziende hanno bisogno di stabilità per pianificare investimenti a lungo termine: serve una roadmap quinquennale con priorità definite, non proclami generici o continui cambi di rotta.
La chiarezza è tutto. Senza un quadro normativo stabile e incentivi coerenti nel tempo, il rischio è rallentare rispetto a Paesi che si muovono con maggiore decisione. Se invece l’Europa saprà garantire questo contesto, le imprese potranno davvero essere protagoniste di una crescita che coniuga occupazione, innovazione e indipendenza energetica.»
8. COESA collabora con realtà come AmfAR, sostenendo la ricerca scientifica e iniziative di impatto sociale. Quanto è importante per voi mantenere un dialogo attivo con il terzo settore e con la comunità?
«Il dialogo con il Terzo Settore per noi è fondamentale ed è parte della nostra identità di azienda. Non a caso WeCER, la nostra Comunità Energetica, è nata come cooperativa sociale proprio per unire la dimensione tecnologica e quella sociale. Collaboriamo direttamente con enti come AmfAR, supportando progetti di ricerca e iniziative con ricadute concrete sul territorio. Anche molti dei nostri clienti operano nel non profit e condividono questa visione: per noi non sono solo interlocutori, ma partner con cui costruire modelli energetici sostenibili e accessibili. Siamo convinti che l’energia possa essere uno strumento per generare inclusione, ridurre le disuguaglianze e rafforzare le comunità. Per questo lavoriamo con un approccio che va oltre la costruzione degli impianti, puntando a un impatto sociale reale, misurabile e duraturo.»
9. Da Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali di Torino, come interpreta oggi il ruolo dell’imprenditore? Crede che la nuova generazione di imprenditori green possa davvero cambiare il modo in cui si fa industria in Italia?
«Ringrazio i colleghi dell’Unione Industriali di Torino per la fiducia che mi hanno accordato come Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori. È un incarico che vivo con grande responsabilità e con l’obiettivo di aiutare, nei prossimi due anni, gli imprenditori a mantenere viva la propria visione anche nei momenti di trasformazione.
Credo che la nuova generazione di imprenditori green possa davvero cambiare il modo di fare industria in Italia. Per riuscirci dovranno puntare su tre elementi fondamentali: determinazione, innovazione e visione. La determinazione ti fa andare avanti quando le cose si complicano. L’innovazione ti permette di trasformare le idee in risultati concreti. Ma è la visione il vero punto di partenza, perché rappresenta l’ambizione che ci spinge oltre i limiti del già fatto per realizzare i nostri sogni. Solo quando è condivisa consente però di attrarre manager e collaboratori di valore, capaci di contribuire con entusiasmo a un percorso comune.
L’ambizione personale dell’imprenditore acquisisce allora un valore enorme, perché ispira chi gli sta accanto a costruire insieme qualcosa di nuovo. Che per noi significa un futuro più sostenibile, che sfrutti l’enorme potenziale delle nostre aziende in chiave di innovazione e competitività. Questo è il senso del fare impresa oggi: crescere costantemente in termini economici, di persone e di sfide da affrontare.»
10. Il bilancio 2024 segna risultati importanti: +339% nei contratti con la PA e +41% nel fotovoltaico industriale. Come si prospetta il futuro dell’azienda e quali sono i piani di sviluppo definiti dal management?
«Il piano industriale triennale sviluppato con Deloitte segna l’inizio di una nuova fase per COESA. Puntiamo a consolidare la crescita ottenuta nel 2024 e a rafforzare il nostro ruolo nel settore energetico nazionale, con obiettivi chiari su organizzazione interna, capacità produttiva e sviluppo tecnologico.
La managerializzazione avviata negli ultimi anni sta portando alla nascita di una prima linea aziendale più autonoma e strutturata, in grado di guidare i processi decisionali con maggiore efficienza. Parallelamente, i soci hanno scelto di destinare nuove risorse direttamente all’azienda, una decisione che sostiene il nostro percorso di espansione e conferma la fiducia nella strategia intrapresa. Queste risorse serviranno ad aumentare il personale, rafforzare la capacità costruttiva e accelerare l’innovazione nelle nostre aree chiave: fotovoltaico industriale, comunità energetiche, revamping e digitalizzazione.
È un percorso che punta a rendere COESA sempre più solida e competitiva, consolidando la posizione che abbiamo costruito negli anni come punto di riferimento nel panorama energetico italiano.»