Intervista di Andrea Catani, EuroTrad: “I servizi linguistici moderni si basano sul dialogo uomo-macchina”

Andrea Catani

Andrea Catani founder & Co‑CEO di EuroTrad, agenzia che offre servizi linguistici integrati per accompagnare le imprese nei loro percorsi di internazionalizzazione. In questa intervista ripercorre l’evoluzione del settore delle traduzioni, dall’adozione dei primi CAT tool alla traduzione neurale fino all’impatto dell’intelligenza artificiale generativa, mettendo a fuoco come stiano cambiando processi, aspettative, formati e il ruolo stesso del traduttore professionista nel rapporto tra aziende e mercati globali.

Andrea, sei un professionista che opera da anni nel settore delle traduzioni: puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso?

«Sono un professionista che ha costruito la propria identità professionale tra due lingue e due culture, l’italiano e il tedesco, che hanno arricchito la mia formazione umanistica e affinato la mia sensibilità culturale. Il fascino per le lingue e la loro capacità di creare connessioni mi ha portato a lavorare come traduttore, interprete per la televisione tedesca e docente. E a fondare EuroTrad, ormai nel lontano 1995.»

Com’è cambiato il ruolo dell’agenzia di servizi linguistici nel tempo e quali sono le sfide più complesse oggi nel settore?

«Quando è nata EuroTrad nel 1995, la traduzione era un processo artigianale, lineare, quasi “chiuso”: un testo entrava in una lingua e usciva in un’altra. Oggi siamo in uno scenario completamente diverso, in cui la lingua è diventata pervasiva e omnicanale: vive nei siti web, nei video, nei sistemi di intelligenza artificiale, nei prodotti digitali.

Il cambiamento più grande non è solo tecnologico, ma culturale. Siamo passati da un modello basato sull’esecuzione a uno basato sull’interpretazione e sulla gestione della complessità. In questo contesto, la sfida non è inseguire l’AI, ma integrarla in modo intelligente nei processi, secondo una logica di human in the loop: la macchina accelera e supporta, ma è l’uomo che guida, valida e dà senso al risultato.

Oggi il nostro ruolo è proprio questo: aiutare le aziende a muoversi in un ecosistema linguistico molto più ampio, dove qualità, velocità e coerenza devono convivere.»

In un mondo dove la traduzione sembra sempre più automatizzabile, perché il fattore umano rimane centrale?

«L’AI è straordinaria nel generare testo, ma non ha consapevolezza. Non comprende davvero il contesto, le implicazioni culturali, il tono, l’intenzione comunicativa.

Per questo oggi parliamo sempre meno di traduttori e sempre più di linguisti: professionisti che uniscono competenze linguistiche, culturali e tecniche. Il loro ruolo non è solo tradurre, ma interpretare, validare e ottimizzare ciò che la tecnologia produce.

Il modello che vediamo affermarsi è proprio quello dello human in the loop: un dialogo continuo tra uomo e macchina, in cui l’AI produce, ma è il linguista che controlla, rifinisce, adatta e garantisce la qualità finale. Pensiamo, ad esempio, al post-editing di traduzioni automatiche o alla revisione di contenuti generati dall’AI: senza intervento umano, il rischio è avere testi formalmente corretti ma comunicativamente inefficaci.

In questo senso, il valore umano non diminuisce, ma si sposta su un livello più alto: quello della responsabilità e della competenza critica.»

Il digitale viene spesso raccontato come il contrario della cultura. Ma sappiamo che non siete d’accordo con questa affermazione. In che modo l’innovazione e la tecnologia possono diventare un amplificatore culturale, anziché una sua negazione?

«Io credo che il digitale, se ben utilizzato, sia uno straordinario amplificatore culturale. La tecnologia permette di rendere accessibili contenuti, conoscenze e messaggi a un pubblico globale in tempi e modalità che prima erano impensabili.

Il punto, ancora una volta, è come la utilizziamo. Se lasciata a sé stessa, rischia di standardizzare; se guidata da competenze umane, può valorizzare le differenze culturali.

Noi lo vediamo nei progetti su cui lavoriamo: dall’editoria internazionale per bambini alle iniziative europee sul benessere mentale, fino alla collaborazione con enti culturali e accademici. In questi contesti, la lingua non è solo un servizio, ma uno strumento di responsabilità sociale.

In un mondo sempre più automatizzato, il nostro compito è mantenere al centro la relazione, la sensibilità e la comprensione.»

Da Urbino al mondo: qual è il filo rosso che ha guidato la crescita di EuroTrad dal territorio alla dimensione globale?

«EuroTrad nasce a Urbino, in un territorio che ha una forte identità culturale. Questo ci ha insegnato fin da subito che la lingua non è solo uno strumento tecnico, ma un elemento profondamente legato alla cultura e alle relazioni.

Il filo rosso è sempre stato questo: tenere insieme radici e apertura globale. Crescendo, non abbiamo mai perso il legame con il territorio, ma allo stesso tempo abbiamo costruito una rete internazionale di professionisti e clienti, evolvendo da agenzia di traduzioni a realtà capace di operare tra lingua, tecnologia e comunicazione.

Oggi lavoriamo con oltre 500 linguisti madrelingua e collaboriamo con aziende e istituzioni in tutto il mondo, ma continuiamo a mantenere un approccio molto concreto: ascolto, relazione e responsabilità. È questo equilibrio che ci ha permesso di crescere senza perdere identità.»

Osservando il settore da un ruolo privilegiato, quali sono oggi i servizi linguistici e di content production più richiesti, anche alla luce dell’uso sempre più frequente dell’AI?

«A livello di nuovi servizi e formati, stiamo lavorando sempre più su contenuti che vanno oltre il testo: audio, video, interfacce digitali, sistemi AI. Il voice-over con voci sintetiche è un esempio molto chiaro di questa evoluzione.

Oggi le aziende possono produrre contenuti multilingua in tempi rapidissimi, ma la vera differenza la fa la qualità. Il nostro intervento si inserisce proprio nel dialogo uomo/macchina: partiamo da una base generata dall’AI, ma interveniamo su localizzazione, scelta della voce, intonazione e controllo qualità finale.

Un caso tipico è quello di aziende tech o e-commerce che producono video tutorial o contenuti di supporto in molte lingue. Senza revisione umana, questi contenuti rischiano di risultare poco naturali o culturalmente inappropriati. Con un approccio strutturato, invece, diventano strumenti molto efficaci.

Quello che vediamo è che la lingua si sta applicando a nuovi supporti e nuovi contesti, e questo richiede competenze sempre più trasversali.»

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