Intervista di Marco De Donato, Bycom: “Ai e Pubblica amministrazione, una sfida etica”

Marco De Donato

Dai team internazionali nel fintech e nell’automotive alla scelta di mettersi in proprio: il percorso di Marco De Donato nasce dall’incontro tra competenze tecniche, visione imprenditoriale e un mercato che chiedeva soluzioni nuove.

Con Bycom, e in particolare con ICAS, ha scelto di portare l’intelligenza artificiale dentro la Pubblica Amministrazione con un approccio concreto, conforme e orientato all’efficienza. Gli abbiamo chiesto di spiegarci e raccontarci qual è il ruolo che può avere oggi l’AI nel ridisegnare i processi pubblici senza perdere di vista il fattore umano.

Marco, il tuo percorso attraversa team internazionali nel fintech e nell’automotive, fino alla nascita di Bycom. C’è stato un momento preciso in cui hai capito che era il momento di “mettersi in proprio”?

«L’idea di costruire qualcosa di mio è sempre stata lì, come un rumore di fondo costante. Nel 2018 si è presentata l’opportunità perfetta: un allineamento tra competenze acquisite e necessità del mercato. Nonostante i rischi evidenti del fare impresa in Italia, ho scelto di non pensarci troppo. A volte, se analizzi troppo il rischio, finisci per restare immobile. Ho preferito saltare e costruire l’aereo mentre cadevo.»

Da sviluppatore a imprenditore il salto spesso non è solo professionale, ma è un cambio di forma mentis. Cosa è cambiato nel suo modo di pensare e lavorare quando ha dovuto iniziare a ragionare non solo sul codice, ma a livello aziendale?

«Non ho mai abbandonato la tastiera – sono e resto un tecnico – ma oggi al codice affianco la visione commerciale e amministrativa. La vera mutazione non è nelle ore di lavoro, ma nel carico di responsabilità: quando sei un imprenditore, non affronti problemi che impattano sulle persone e sul loro futuro.»

L’intelligenza artificiale applicata alla Pubblica Amministrazione è un tema molto sentito in questo momento, soprattutto da quando l’AI Act europeo è entrato in vigore. Qual è la situazione oggi in Italia? Siamo indietro rispetto al resto d’Europa o ci sono segnali di cambiamento reali?

«In Italia viaggiamo a “macchia di leopardo”. Vedo Regioni che corrono e altre che guardano con sospetto. Il vero problema è che molte sperimentazioni restano “esercizi di stile” che non arrivano mai in produzione. La strada però è tracciata. L’AI Act europeo non è un ostacolo, ma un acceleratore: ci costringe a progettare soluzioni compliant by design. In Bycom non aspettiamo che le regole arrivino, le usiamo come fondamenta.»

Qual è la barriera culturale più difficile da abbattere negli uffici pubblici?

«La paura di essere sostituiti o, peggio, di sbagliare. La sfida non è tecnica, è empatica. Dobbiamo dimostrare al funzionario che l’AI non è un “giudice cibernetico”, ma un assistente instancabile che gli restituisce la risorsa più preziosa: il tempo. Innovare nella PA significa trasformare la percezione della tecnologia da “minaccia” ad “alleato quotidiano”.»

C’è un grande malinteso sull’intelligenza artificiale oggi. Cosa sfugge ai non addetti ai lavori?

«Oggi tutti parlano di AI perché sono rimasti folgorati da ChatGPT, ma quella è solo la punta dell’iceberg, la parte “fantascientifica”. L’AI vera, quella su cui lavoriamo da decenni, è fatta di dati, modelli e pattern invisibili. Il limite è solo la fantasia, l’abilitatore è il dato. Se la PA imparasse a guardare ai propri dati come a un giacimento d’oro, la percezione degli strumenti cambierebbe domani mattina.»

Se un dirigente della PA volesse iniziare oggi il percorso verso l’AI, da dove dovrebbe partire?

«Dalla competenza. L’AI oggi sembra alla portata di tutti, ma è un’illusione pericolosa. Bisogna conoscere i principi che regolano i modelli per evitare danni gravi. Il mio consiglio? Non comprate “scatole nere”, ma cercate partner che conoscano le fondamenta tecnologiche e i limiti etici della materia.»

Avete dedicato il 50% dello sviluppo di ICAS alla compliance normativa. Perché questa scelta così radicale?

«Perché è un tema etico, prima che legale. Non possiamo e non vogliamo delegare integralmente agli algoritmi scelte che determinano la vita dei cittadini. La sensibilità umana deve restare il filtro finale. ICAS è un facilitatore, non un decisore ultimo. Investire metà del tempo nella compliance significa garantire che l’innovazione sia democratica e sicura.»

ICAS nasce da una sinergia particolare: avete scambiato sviluppo con proprietà intellettuale. La rifaresti?

«Assolutamente sì. Le grandi soluzioni nascono da esigenze concrete, non nei laboratori isolati dal mondo. Fare sinergia con partner esterni ci ha permesso di testare ICAS “sotto stress” fin dal primo giorno. Se c’è sincerità d’intenti, il modello collaborativo batte sempre quello competitivo.»

In parole semplici: cosa fa ICAS che un processo tradizionale non riesce a fare?

«Semplificando al massimo: ICAS “legge” tutto e non dimentica nulla. Analizza migliaia di pagine in pochi secondi, mette in correlazione concetti distanti e scova contraddizioni o errori che l’occhio umano, per stanchezza o saturazione, potrebbe saltare. In pochi minuti, un operatore riceve una sintesi perfetta. Non sostituiamo il valutatore, lo rendiamo infallibile e velocissimo.»

Abbiamo parlato della resistenza al cambiamento nella PA e della complessità normativa. In concreto, come funziona ICAS e in che modo risponde a questi problemi? Cosa fa la piattaforma che i processi tradizionali non riescono a fare?

«Non c’è un unico momento, ma segnali inequivocabili. Lo capisci quando vedi che la piattaforma entra nella routine del funzionario, o quando ricevi suggerimenti di miglioramento dagli utenti stessi. Ma il segnale più forte è paradossale: quando c’è un piccolo rallentamento tecnico, senti “l’allarme” generale in ufficio. Lì capisci che lo strumento è diventato un bisogno reale, un supporto di cui non possono più fare a meno.»

Bycom guarda al Nord e punta al modello SaaS. Cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi mesi?

«Stiamo scalando. Vogliamo passare da una distribuzione controllata ad un modello SaaS (Software as a Service), rendendo ICAS accessibile su larga scala. È un percorso che richiede risorse, ma la visione è chiara: vogliamo che Bycom diventi lo standard per una PA moderna, trasparente, veloce e, soprattutto, umana.»

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