Intervista di Martina Sanguinetta, 1000LANDS: «Il second hand di lusso non solo una scelta sostenibile, è un modo intelligente di vivere il lusso»

Raffaela Bellan, Greta Caterina Biffarino e Martina Sanguinetta vengono da mondi diversi: il marketing corporate, il cinema internazionale, il fashion tech. Nel 2021 hanno deciso di unire queste competenze per scommettere su un mercato che molti consideravano di nicchia: il lusso di seconda mano. Quattro anni dopo, 1000LANDS è il primo partner italiano di Entrupy per numero di certificazioni emesse e ha appena lanciato AUTENTITAG, un’etichetta NFC che trasforma una borsa pre-loved in un asset digitale tracciabile. Abbiamo incontrato Martina Sanguinetta per capire come ci sono arrivate.

1. Martina, grazie per averci concesso questa intervista, partiamo da lei: come nasce il suo percorso nel mondo fashion tech e cosa l’ha portata, insieme alle altre co-founder, a creare 1000LANDS e a credere così tanto nel second hand di lusso digitale?

«Il mio percorso nasce all’intersezione tra moda e digitale, due mondi che ho sempre percepito come destinati a convergere. Negli anni ho lavorato su progetti legati al fashion tech e mi sono resa conto di quanto il mercato del second hand di lusso fosse ancora poco strutturato, soprattutto in termini di fiducia e tecnologia. Insieme alle altre co-founder abbiamo visto un’opportunità chiara: trasformare un settore ancora frammentato in un ecosistema più trasparente, esperienziale e scalabile. Il second hand oggi non è più solo una scelta sostenibile, ma anche un modo intelligente di vivere il lusso. 1000LANDS nasce proprio da questa visione.»

2. Quando è nata l’idea di trasformare questo progetto in una vera e propria startup e qual è stato il momento in cui avete capito che poteva diventare un business, non solo un “side project”?

«All’inizio era davvero un progetto parallelo, quasi sperimentale. Il momento di svolta è arrivato quando abbiamo iniziato a vedere una risposta concreta dal mercato: le prime aste live funzionavano, la community cresceva e soprattutto c’era un forte livello di engagement. È stato lì che abbiamo capito che non si trattava solo di un’idea interessante, ma di un modello con potenziale reale. Da quel momento abbiamo deciso di strutturarlo come startup, investendo in tecnologia, processi e posizionamento.»

3. Nei primissimi mesi di lavoro, quali sono stati i passi chiave che avete compiuto per validare l’idea? E dal punto di vista del modello di business, quali alternative avete valutato all’inizio e cosa vi ha fatto scegliere l’impostazione attuale?

«I primi mesi sono stati fondamentali per validare l’interesse del pubblico. Abbiamo testato il format delle aste live, che unisce intrattenimento e vendita, e abbiamo raccolto feedback costanti dalla community per capire cosa funzionasse davvero. Dal punto di vista del modello di business, abbiamo valutato anche approcci più tradizionali, come il marketplace puro. Tuttavia, ci siamo rese conto che mancava un elemento chiave: l’esperienza e il coinvolgimento. Le aste live ci hanno permesso di differenziarci, creando un rapporto diretto con gli utenti e aumentando sia la fiducia sia la conversione.»

4. Spesso aprire una startup significa rinunciare a qualcosa: stabilità, tempo libero, altre carriere. Qual è stato il compromesso più grande che avete dovuto accettare per far partire il progetto?

«Sicuramente la stabilità. Quando si avvia una startup si accetta un livello di incertezza molto alto, sia dal punto di vista economico sia personale. Il compromesso più grande è stato proprio questo: rinunciare a percorsi più lineari e prevedibili per costruire qualcosa da zero. È una scelta che richiede molta energia, ma che allo stesso tempo offre la possibilità di generare un impatto concreto.»

5. Ogni startup attraversa fasi di entusiasmo e momenti di crisi. C’è stato, nei primi anni, un episodio in cui avete davvero dubitato del progetto? Cosa vi ha aiutato a non fermarvi e che cosa consiglierebbe a chi, oggi, sta avviando una startup e si trova in uno di questi momenti di forte dubbio?

«Ci sono stati momenti di forte dubbio, soprattutto quando ci siamo scontrate con la complessità operativa del settore: autenticazione, logistica e gestione della fiducia sono aspetti estremamente delicati. Quello che ci ha aiutato è stato avere una visione chiara e complementare tra di noi come team. Inoltre, i dati hanno avuto un ruolo fondamentale: vedere crescere utenti e vendite è stato il segnale concreto che stavamo andando nella direzione giusta. A chi oggi si trova in una fase di incertezza direi che il dubbio è parte del processo. La differenza la fa la capacità di continuare a testare, adattarsi e non fermarsi.»

6. Il vostro lavoro vi ha sicuramente ripagate, infatti, oggi 1000LANDS è il primo partner italiano di Entrupy per numero di certificazioni emesse e l’unico autorizzato anche alla rivendita del servizio verso negozianti e operatori. Che tipo di ruolo vi riconoscono i player B2B del settore e quali nuove opportunità state vedendo su questo fronte?

«Oggi veniamo riconosciuti come un punto di riferimento nell’autenticazione scientifica nel mercato italiano. Essere il primo partner di Entrupy per numero di certificazioni emesse e l’unico autorizzato alla rivendita del servizio ci posiziona come un vero abilitatore per il settore. Nel B2B questo significa diventare un’infrastruttura: supportiamo negozianti e reseller nell’aumentare la fiducia dei clienti, ridurre il rischio di contraffazione e migliorare la gestione degli stock. Stiamo osservando una crescente domanda da parte di operatori tradizionali che vogliono digitalizzarsi e integrare strumenti tecnologici nei loro processi, aprendo nuove opportunità di sviluppo.»

7. Arriviamo ad AUTENTITAG: che cos’è, in parole semplici, e qual è il problema concreto che volete risolvere introducendo un’etichetta elettronica certificata per le borse e gli accessori pre-loved di lusso?

«AUTENTITAG è, in modo semplice, un passaporto digitale del prodotto. Il problema che vogliamo risolvere è la mancanza di trasparenza nel mercato second hand: spesso chi acquista non ha piena visibilità sulla storia e sulle caratteristiche dell’oggetto. Con AUTENTITAG colleghiamo il prodotto fisico a una scheda digitale certificata, rendendo ogni articolo tracciabile, verificabile e valorizzato nel tempo.»

8. AUTENTITAG è basata su tecnologia NFC e collega il prodotto fisico a una scheda digitale con dati sull’articolo e certificato Entrupy. Ci racconta, passo per passo, cosa vede e cosa può fare una persona quando avvicina lo smartphone al tag?

«L’esperienza è estremamente semplice e immediata: basta avvicinare lo smartphone al tag NFC applicato al prodotto. A quel punto si apre una scheda digitale dove l’utente può visualizzare tutte le informazioni rilevanti: modello, materiali, anno e luogo di produzione, fino al certificato di autenticità Entrupy verificabile online. Questo consente non solo di verificare l’autenticità in tempo reale, ma anche di accedere a uno storico digitale del prodotto. È un cambio di paradigma, perché il lusso diventa un asset tracciabile e certificato.»

9. Guardando ai prossimi anni, qual è l’impatto che le piacerebbe che 1000LANDS e AUTENTITAG avessero sul mercato del lusso second hand e, più in generale, sul modo in cui le persone vivono l’acquisto di prodotti pre-loved tra autenticità, sostenibilità e tecnologia?

«Nei prossimi anni mi piacerebbe che 1000LANDS contribuisse a standardizzare il mercato del second hand, portandolo a un livello di trasparenza e affidabilità paragonabile a quello del retail tradizionale. Con AUTENTITAG vogliamo fare un passo ulteriore, costruendo un’infrastruttura che accompagni il prodotto nel tempo, facilitandone anche eventuali passaggi di proprietà.
Più in generale, credo che il futuro del lusso sarà sempre più legato a concetti come autenticità certificata, sostenibilità e tecnologia integrata.»

10. Per chiudere questa bella intervista: che consiglio si sente di dare a chi oggi sta pensando di lanciare una startup nel mondo moda e tech, ma è ancora bloccato da dubbi su rischi, tempi e complessità?

«Il consiglio principale è di iniziare, anche senza avere tutto perfettamente definito. Il rischio più grande non è sbagliare, ma non partire. Oggi il mercato premia chi è veloce nel testare e nell’adattarsi. E soprattutto, è fondamentale circondarsi delle persone giuste: una startup non è mai un percorso individuale, ma un equilibrio tra competenze, visione e fiducia reciproca.»

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