Intervista di Alberto Di Gaetano, Chef Marketplace “La tecnologia migliore è quella che ti fa risparmiare tempo e ti permette di tornare a fare il tuo lavoro”

Alberto di Gaetano

Alberto Di Gaetano ha costruito la sua carriera tra Stati Uniti, Cina e Italia lavorando in supply chain, tecnologia e manifattura, sempre con un filo conduttore chiaro: risolvere problemi complessi e trasformare il caos in processo. Dopo anni da executive in grandi multinazionali quotate, ha scelto di passare all’imprenditoria per creare strumenti concreti al servizio di chi vive ogni giorno la pressione del lavoro, come ristoratori e negozianti.

In questa intervista racconta come è nato Chef Marketplace, perché vede nella ristorazione uno dei settori più ricchi di opportunità nonostante la frammentazione, quali sono i veri punti di rottura nella gestione degli acquisti HORECA e come controllo, tempo e riduzione dello stress possano diventare i pilastri di una nuova infrastruttura digitale per il food service.

Alberto, partiamo dall’inizio: qual è stato il filo conduttore del suo percorso tra Stati Uniti, Cina e Italia e quando ha capito che voleva passare dall’essere executive in grandi multinazionali al ruolo di imprenditore?

«Il filo conduttore è sempre stato uno: risolvere problemi complessi. Negli Stati Uniti, in Cina e poi in Europa ho lavorato in settori ad altissima pressione come supply chain, tecnologia e manifattura, occupandomi di processi, efficienza e crescita internazionale.

Dopo anni come executive in multinazionali quotate, è diventato evidente che spesso le opportunità più grandi non nascono nei settori già organizzati, ma in quelli dove regnano ancora caos, inefficienza e spreco di tempo.

Il passaggio all’imprenditoria è arrivato quando ho capito che volevo costruire qualcosa di mio, qualcosa che avesse un impatto concreto sulla vita quotidiana delle persone. Non solo strategie o report, ma strumenti reali che aiutassero chi lavora sotto pressione ogni giorno.

Ed è esattamente ciò che oggi facciamo con Chef Marketplace: aiutare ristoratori e negozianti a riprendere controllo, tempo e serenità nella gestione degli acquisti.»

Nel 2005 ha lasciato un lavoro ben retribuito a San Francisco per trasferirsi in Cina e costruire da zero un’azienda nel fotovoltaico che in pochi anni è arrivata alla quotazione al NASDAQ. Guardandosi indietro, qual è stata la scelta più controintuitiva che si è rivelata decisiva in quella fase?

«La scelta più controintuitiva è stata lasciare la sicurezza per entrare in un mercato completamente sconosciuto, in un Paese dove pochi occidentali, in quel momento, decidevano di andare a lavorare.

Molti vedevano la Cina solo come un luogo dove produrre a basso costo. Io invece vedevo una gigantesca opportunità di crescita e innovazione. Quella decisione mi ha insegnato una lezione che oggi applico ancora in Chef Marketplace: i mercati più interessanti sono quelli dove tutti vedono solo problemi.

Nel food service italiano oggi vedo esattamente questo: ristoratori bravissimi nel loro lavoro, ma costretti a gestire ordini tra telefonate, WhatsApp, foglietti e memoria. Molti pensano sia “normale”. Io invece vedo un’enorme opportunità di ottimizzazione.»

Dopo anni in settori altamente tecnologici e strutturati come il fotovoltaico, ha scelto di dedicarsi a uno dei mondi più frammentati e complessi: la ristorazione. Cosa l’ha convinta che proprio questo settore fosse “il posto giusto” per costruire una nuova attività?

«Perché la ristorazione vive una situazione molto particolare: è un settore enorme, vitale, creativo… ma ancora fortemente poco digitalizzato. Parlando con ristoratori, ho visto persone che lavorano 12–14 ore al giorno e che spesso dedicano altre ore soltanto a rincorrere fornitori, controllare ordini o cercare prodotti.

La cosa che mi ha colpito di più è che molti avevano accettato questo caos come inevitabile. Da lì, e dalla mia esperienza in Del Monte USA, è nata la convinzione: la tecnologia non doveva complicare il loro lavoro, ma renderlo finalmente più semplice. Chef Marketplace nasce proprio con questa filosofia: meno teoria, meno complicazioni, più strumenti pratici e immediati.»

Negli ultimi anni la ristorazione sta vivendo una trasformazione profonda. Dal suo punto di vista, qual è oggi il punto di rottura più grande nella gestione degli acquisti e della supply chain HORECA?

«Il vero punto di rottura oggi è la perdita di controllo operativo e di personalizzazione negli acquisti. I costi aumentano, il personale manca, i margini si riducono e molti ristoratori continuano a gestire gli ordini con strumenti di vent’anni fa. Per risparmiare tempo, spesso rinunciano anche a cercare nuovi prodotti o fornitori per differenziarsi, limitandosi alle proposte standard degli agenti commerciali.

Quando un’attività lavora con tanti fornitori, basta poco per perdere il controllo: ordini dimenticati, errori, doppioni, consegne sbagliate, prezzi che cambiano, tempo perso al telefono.

E il problema non è solo economico. È soprattutto mentale. Molti imprenditori del food vivono in una pressione continua e finiscono per concentrarsi solo sul prezzo del menu, trascurando ingredienti unici, storie da raccontare ed esperienze capaci di distinguere davvero il locale dalla concorrenza. Per questo oggi la digitalizzazione sta diventando una vera necessità operativa.»

Guardando al panorama internazionale, quali modelli o tendenze nella gestione degli approvvigionamenti food & beverage la ispirano di più e cosa pensa il mercato italiano debba imparare o evitare da queste esperienze?

«Le tendenze più interessanti sono quelle che uniscono semplicità, automazione, dati e accesso a prodotti fuori dai cataloghi standard dei distributori locali. Prodotti spesso unici, difficili da trovare, ma capaci di fare davvero la differenza nel menu. Il mercato sta andando verso sistemi dove gli ordini sono tracciati, i dati aiutano a ridurre gli sprechi, il riordino è rapido, la comunicazione col fornitore è immediata.

Ma sta cambiando anche il modo di acquistare. Oggi contano sempre di più la qualità del prodotto, la sua origine, lo storytelling, la capacità di dare identità e distinguere il proprio locale.

C’è però un rischio enorme: creare strumenti troppo complicati. Molte piattaforme sono progettate da tecnici per altri tecnici. Noi invece abbiamo sviluppato Chef Marketplace partendo da una domanda molto concreta: “Un ristoratore stressato, sempre di corsa, riuscirebbe a usarlo senza manuali?” Se la risposta è no, allora significa che bisogna semplificare ancora.»

Una delle sfide che cita spesso è la necessità di “educare” i ristoratori alla transizione digitale, in un settore dove il telefono e la memoria sono ancora lo standard. Qual è stato finora l’ostacolo culturale più grande e qual è invece il segnale che le fa dire che il cambio di mentalità è possibile?

«L’ostacolo più grande non è la tecnologia. È la paura di perdere tempo imparando qualcosa di nuovo. Molti ristoratori pensano: “Non sono capace.” Oppure: “Mi complicherà la vita.” In realtà succede il contrario. Quando vedono che possono riordinare con un click, trovare subito prodotti e fornitori, evitare errori, controllare più locali da smartphone, allora cambia tutto. Il segnale che il cambiamento è possibile arriva quando un ristoratore ci dice: “Come facevo prima senza?” Quella frase vale più di qualsiasi statistica.»

Chef Marketplace nasce da un problema molto diverso ma ugualmente concreto: il caos quotidiano degli acquisti nella ristorazione. Quando è arrivato il momento in cui ha pensato: “il prossimo progetto non sarà in fabbrica, ma in una piattaforma digitale per ristoratori”?

«È successo osservando quanto tempo e quanta energia venissero sprecati in attività ripetitive. Nelle industrie strutturate, i processi sono ottimizzati da anni. Nella ristorazione invece ho visto persone bravissime passare le serate a rincorrere ordini e fornitori. Lì ho capito che il problema non era la mancanza di impegno. Mancavano gli strumenti giusti.

Chef Marketplace nasce proprio da questa intuizione: portare nel mondo HORECA la stessa logica di organizzazione, controllo ed efficienza che esiste nelle grandi aziende… ma rendendola finalmente accessibile anche ai piccoli ristoratori.»

La vostra piattaforma si definisce un centro commerciale digitale B2B2C dedicato all’HORECA, con gestione fornitori, logistica e persino pagine menu per i ristoranti. Se dovesse spiegare a un ristoratore scettico qual è la differenza tra “un altro portale di ordini” e Chef Marketplace, da dove partirebbe?

«Partirei da alcune domande molto semplici: “Quante ore perdi ogni settimana dietro agli ordini? Acquisti sempre gli stessi prodotti? Confronti davvero prezzi e qualità dei tuoi fornitori? Riesci a cogliere tutte le promozioni?”.

Chef Marketplace non è un semplice catalogo online. È un sistema creato per ridurre il caos quotidiano della gestione acquisti.

Con un’unica App il ristoratore può gestire tutti i fornitori, riordinare rapidamente, monitorare ordini e consegne, trovare nuovi prodotti, confrontare offerte, controllare più locali da un solo account.

E soprattutto non serve essere esperti di tecnologia. Nessun software da installare. Tutto da smartphone. Tutto semplice e intuitivo.»

Nel descrivere Chef Marketplace insiste molto su tre parole: controllo, tempo e stress. In concreto, quali sono i tre cambiamenti più tangibili che ha visto nei locali che hanno adottato la piattaforma rispetto a chi continua a gestire tutto tra telefonate, chat e fogli sparsi?

«Il primo cambiamento è il tempo recuperato e il maggiore controllo operativo. Molti ristoratori risparmiano dalle 3 alle 10 ore a settimana nella gestione degli ordini. Chi gestisce più locali riesce finalmente ad avere una visione unica di acquisti, fornitori e consegne, senza rincorrere telefonate, messaggi o fogli sparsi.

Il secondo cambiamento è una maggiore capacità di rinnovare e differenziare il menu. Avendo accesso più facilmente a nuovi prodotti, fornitori e promozioni, molti locali iniziano a sperimentare ingredienti diversi e proposte più originali. Non si limitano più agli stessi acquisti “di abitudine”, ma riescono a creare menu più dinamici, con maggiore identità e più valore percepito dal cliente.

Il terzo cambiamento è la riduzione dello stress mentale. Quando tutto è tracciato, organizzato e sotto controllo, il ristoratore smette di lavorare in continua emergenza. Questo porta più lucidità, più serenità e più tempo da dedicare ai clienti, al team e alla crescita del locale. E questo cambia completamente il modo di lavorare.»

Guardando ai prossimi anni, immagina Chef Marketplace come un “semplice” sistema di acquisto più efficiente o come un’infrastruttura più ampia per il settore food & beverage? Qual è la visione di lungo periodo che oggi la guida ogni volta che decide una nuova funzionalità o un nuovo mercato?

«La visione è molto più ampia. Chef Marketplace vuole diventare una vera infrastruttura digitale del food service. Non solo ordini, ma connessione tra fornitori, ristoratori, negozi (esclusa GDO), consumatori, logistica, pagamenti, dati, marketing e automazione. Il settore HORECA sta entrando in una trasformazione profonda. Chi continuerà a lavorare solo con memoria, telefonate e caos operativo farà sempre più fatica. La nostra missione è aiutare i ristoratori a lavorare meglio, con meno stress e più controllo, senza perdere la loro identità e il loro rapporto umano con il cliente. Perché la tecnologia migliore è quella che ti fa risparmiare tempo… e ti permette di tornare a fare davvero il tuo lavoro.»

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