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Inizia il processo a Meta negli Usa: cosa rischiano Facebook e Instagram

Inizia il processo a Meta negli Usa: cosa rischiano Facebook e Instagram
  • PublishedAgosto 20, 2026

Meta è finita al centro di uno dei procedimenti giudiziari più rilevanti mai avviati negli Stati Uniti contro una piattaforma digitale. Davanti a un tribunale federale di Oakland, in California, la società che controlla Facebook e Instagram deve rispondere alle accuse mosse da quattro Stati, California, Colorado, Kentucky e New Jersey, nell’ambito di una più ampia azione promossa da una coalizione di 29 Stati. Al centro della causa ci sono il presunto carattere dipendenza-inducente delle piattaforme, i possibili danni ai minori e la gestione dei dati personali degli utenti sotto i 13 anni. Il processo è iniziato il 18 agosto e dovrebbe proseguire per circa sei settimane.

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Le conseguenze di un’eventuale sconfitta potrebbero andare oltre una sanzione economica, gli Stati chiedono, infatti, dei provvedimenti capaci di incidere sul funzionamento stesso di Facebook e Instagram, mettendo sotto esame meccanismi che contribuiscono a prolungare la permanenza sulle piattaforme, come lo scrolling continuo, le notifiche e alcune metriche di interazione.

Meta respinge le contestazioni e sostiene di avere introdotto nel tempo strumenti specifici per la protezione degli adolescenti, contestando inoltre l’esistenza di una relazione diretta e dimostrata tra l’uso dei social e i danni attribuiti dall’accusa.

Le accuse contro Meta per i danni ai minori

Secondo la ricostruzione dei procuratori generali coinvolti nel procedimento, Meta avrebbe progettato alcune caratteristiche di Facebook e Instagram conoscendo la particolare vulnerabilità di bambini e adolescenti ai sistemi di ricompensa e alle dinamiche di approvazione sociale. L’accusa sostiene che l’azienda abbia utilizzato funzionalità destinate ad aumentare il coinvolgimento e il tempo di permanenza degli utenti, pur disponendo di informazioni sui possibili effetti di un utilizzo problematico delle piattaforme.

Durante l’apertura del processo, la vice procuratrice generale della California Megan O’Neill ha sostenuto che l’azienda avrebbe sfruttato caratteristiche dello sviluppo adolescenziale, tra cui una maggiore sensibilità al giudizio dei coetanei e un controllo degli impulsi ancora in fase di maturazione. I procuratori intendono dimostrare che Meta fosse consapevole dei rischi e che alcune informazioni relative alla sicurezza delle piattaforme siano state presentate al pubblico in modo fuorviante. Meta nega di aver progettato Facebook e Instagram con l’obiettivo di rendere dipendenti i minori.

Una parte rilevante della causa riguarda inoltre la raccolta di dati personali appartenenti a utenti di età inferiore ai 13 anni. Gli Stati contestano a Meta una violazione del Children’s Online Privacy Protection Act, il COPPA, la normativa federale statunitense che impone particolari condizioni per il trattamento delle informazioni personali dei bambini. Prima dell’avvio del processo, la giudice Yvonne Gonzalez Rogers aveva stabilito che su diversi aspetti della controversia esistevano questioni di fatto sufficienti per il giudizio.

La testimonianza dell’ex ingegnere Arturo Béjar

Tra le testimonianze destinate ad assumere maggiore peso nel processo c’è quella di Arturo Béjar, ex dirigente e ingegnere di Meta, che ha lavorato in Facebook tra il 2009 e il 2015 ed è successivamente tornato a collaborare con l’azienda come consulente sui temi della sicurezza. La sua deposizione riguarda soprattutto il modo in cui la società avrebbe gestito le ricerche interne relative ai danni subiti dagli utenti più giovani.

Béjar ha sostenuto che Meta avrebbe avuto a disposizione dati e segnalazioni capaci di evidenziare problemi legati all’esperienza dei minori sulle piattaforme, senza trasformarli in interventi sufficientemente efficaci sul prodotto. Nel corso della sua testimonianza ha richiamato anche il tema della valutazione interna del danno, affermando che alcuni sistemi di analisi tendevano a concentrarsi sulla violazione delle policy anziché sulle conseguenze concrete riportate dagli utenti. La testimonianza dell’ex ingegnere è particolarmente rilevante per l’accusa proprio perché riguarda procedure e discussioni sviluppate all’interno dell’azienda.

La difesa di Facebook e Instagram

La linea difensiva di Meta parte da una contestazione generale dell’impianto accusatorio: secondo la società, le difficoltà incontrate da alcuni adolescenti nell’uso dei social media non dimostrano che Facebook e Instagram siano stati progettati deliberatamente per causare dipendenza o danni alla salute mentale.

I legali dell’azienda hanno richiamato le misure adottate negli anni per migliorare la sicurezza degli utenti giovani e per contrastare l’accesso alle piattaforme da parte di bambini sotto l’età minima prevista.

Meta sostiene inoltre che le prove disponibili non consentano di stabilire un rapporto causale diretto tra l’utilizzo dei suoi servizi e i problemi di salute mentale contestati dagli Stati. Per la difesa, molte delle accuse riguardano questioni complesse e comuni all’intero settore, compresa la verifica dell’età degli utenti online; l’azienda considera inoltre sproporzionate le richieste economiche avanzate dai procuratori. 

Le sanzioni e le modifiche richieste alle piattaforme

Sul piano economico, le cifre discusse nel procedimento sono estremamente elevate. In documenti depositati in vista del processo, Meta ha indicato che le richieste avanzate dagli Stati potrebbero arrivare fino a 1.400 miliardi di dollari in sanzioni; si tratta della quantificazione contestata dalla società e collegata alle modalità con cui le autorità intendono calcolare le violazioni. L’importo effettivamente dovuto, qualora Meta fosse ritenuta responsabile, dipenderà naturalmente dalle decisioni del tribunale e dai criteri giuridici applicati. 

Il contenzioso riguarda però anche possibili rimedi strutturali. Tra le richieste emerse figurano interventi su funzionalità associate alla permanenza prolungata online, compreso lo scrolling infinito, oltre a limitazioni per gli utenti minorenni e modifiche alle modalità con cui vengono raccolti e utilizzati i dati. Gli Stati hanno chiesto misure capaci di incidere direttamente sulle pratiche contestate e, nel caso delle violazioni relative ai minori di 13 anni, potrebbero sollecitare anche la cancellazione dei dati raccolti in violazione della normativa federale. 

Un processo che può influenzare la regolazione dei social

La causa di Oakland si inserisce in una pressione giudiziaria molto più ampia che coinvolge Meta e altre grandi società tecnologiche. Migliaia di azioni legali negli Stati Uniti contestano alle piattaforme il presunto utilizzo di sistemi progettati per trattenere online gli utenti più giovani, mentre diversi Stati e distretti scolastici chiedono risarcimenti per i costi collegati ai danni che attribuiscono all’uso dei social media. Il procedimento contro Meta viene quindi osservato anche per le possibili conseguenze sui futuri contenziosi rivolti al settore. 

Per Facebook e Instagram, un’eventuale decisione sfavorevole potrebbe tradursi in obblighi che incidono sulle caratteristiche dei prodotti e sulle procedure di tutela degli utenti minorenni. L’esito del processo, atteso dopo settimane di testimonianze e confronto sulle prove raccolte, contribuirà a definire fino a che punto le autorità statunitensi possano attribuire alle società proprietarie delle piattaforme una responsabilità diretta per le scelte di progettazione che regolano attenzione, coinvolgimento e permanenza online dei minori. 

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Silvia Faenza

Copywriter e web content editor dal 2016. Mi occupo della gestione e realizzazione di contenuti per il web, blog e magazine cartacei. Scrivo principalmente di marketing, comunicazione aziendale, economia e finanza. Laureanda in Strategie della comunicazione pubblica e politica, ho una passione per i libri gialli, i manga e naturalmente per la scrittura!